Contratto Commercio e Ferie

Contratto Commercio e Ferie

20 ago, 2016
admin
No Comments

Il contratto del commercio prevede ferie fino a 26 giorni all’anno. La settimana lavorativa è infatti di 6 giorni, dal lunedì al sabato, a prescindere dalle ore che si lavorano.
Dalle ferie vanno tolti i giorni festivi e le domeniche, quindi il periodo di riposo annuale sarà prolungato di tanti giorni quante sono le domeniche e le festività nazionali e infrasettimanali compresi nel periodo di ferie.

Se un dipendente extracomunitario ha bisogno di più ferie, è possibile cumulare, in accordo con il datore di lavoro, un periodo più lungo di ferie per raggiungere il proprio paese di origine.
Le ferie sono concordate con il datore di lavoro, che stabilisce periodi durante l’anno in cui si possono prendere le ferie ed altri in cui questo non è possibile per esigenze di lavoro.
Le ferie non possono iniziare di domenica, ne di giorno festivo ne di giorno antecedente ad un festivo. Il periodo di ferie e interrotto per malattia, previa presentazione del certificato medico che attesti realmente lo stato del lavoratore.

Per esigenze lavorative il datore di lavoro può richiamare il dipendente dalle ferie per poi fargliele continuare successivamente.
Le spese per il rientro anticipato sono a carico del datore di lavoro.
Le ferie sono irrinunciabili, non sono infatti previsti rimborsi per mancate ferie, che devono obbligatoriamente essere consumate.

Le ferie sono fissate dall’imprenditore, ma egli non può stabilirle in modo arbitrario: deve tenere conto sia delle esigenze dell’impresa che di quelle del lavoratore.

La norma di riferimento è l’articolo 2109 del Codice civile, secondo comma. L’articolo in questione stabilisce che il prestatore di lavoro ha diritto ad un periodo annuale di ferie retribuito, se è possibile continuativo, nel periodo stabilito dall’imprenditore tenuto conto delle esigenze dell’impresa e degli interessi del prestatore di lavoro.
Il comma tre dello stesso articolo recita che che il capo deve preventivamente dire al lavoratore il periodo stabilito per il godimento delle ferie.

Diritto di Recesso – Informazioni Utili

14 ago, 2016
admin
No Comments

Il diritto di recesso è una materia abbastanza complessa perché soggetta a molteplici variabili, è tuttavia importante per i consumatori avere le idee chiare almeno sui punti fondamentali che lo disciplinano; restituire la merce acquistata, dunque, è un diritto dei consumatori, ma si devono conoscere le tempistiche e le modalità a seconda dei casi; l’associazione dei consumatori Aduc, dunque, rende noto che non esiste alcun diritto di recesso nel caso in cui si acquista della merce all’interno di un esercizio commerciale fisico; il consumatore quindi sarà vincolato alla discrezione del commerciante senza poter vantare alcun diritto; ben diverso è invece il caso degli acquisti online.

Oggi l’ecommerce, ovvero il commercio attraverso la rete, è una pratica sempre più diffusa tra i consumatori; gli acquisti online possono riguardare quasi ogni tipo di bene e, in questi casi, il diritto di recesso viene garantito molto spesso poiché la vendita è a distanza.

In generale possiamo affermare che il diritto di recesso esiste per le vendite in strada, per posta, per internet, a domicilio e via discorrendo; l’acquirente ha dunque la facoltà di restituire il bene entro il termine di 10 giorni lavorativi dal momento dell’acquisto senza dover versare alcun tipo di penale, inoltre chi voglia fare valere il suo diritto a recedere, non sarà tenuto a dare giustificazioni al negoziante.

Per maggiori dettagli è possibile vedere questa guida sul diritto di recesso pubblicata sul sito Dirittofacile.net.

Risulta essere comunque doveroso sapere che per alcuni beni il diritto di recesso non viene applicato, i beni immobili, i beni alimentari con la scadenza in regola e gli strumenti finanziari; a queste tipologie di beni, dunque, il diritto di recesso non può mai venire applicato, neanche se venduti tramite internet ovvero a distanza.

Come Leggere la Busta Paga

ago, 2016
admin
No Comments

Leggere la busta paga è una cosa che spesso mette in difficoltà molti lavoratori. Una montagna di voci dal senso sconosciuto, sigle indecifrabili, somme e sottrazioni di cifre poco comprensibili. Vi aiutiamo a capire come leggere una busta paga spiegando le principali voci.

Mese retribuito è il mese a cui si riferisce lo stipendio che abbiamo percepito.
Qualifica la nostra mansione lavorativa.
Livello il nostro inquadramento contrattuale (dipende dal tipo di CCNL sottoscritto).
Retribuzione di fatto salario + stipendio + eventuali competenze accessorie e occasionali al lordo delle trattenute.
Competenze riporta il valore della retribuzione di fatto, indicando anche i giorni lavorativi previsti dal contratto, lo stipendio giornaliero ed il totale mensile.
Totale lordo è la retribuzione lorda prevista dal CCNL comprese le ore di straordinario, le festività abolite pagate, le festività non godute, ecc…
Impon. contr. soc. è il totale lordo arrotondato e rappresenta la base su cui è calcolato il totale dei contributi sociali a carico del dipendente. L’imponibile contributivo varia in base all’ammontare dello stipendio.
Totale contributi sociale il totale determinato dalla somma dei contributi sociali trattenuti dall’azienda ai fini della pensione.
Imponibile IRPEF l’Irpef è l’imposta sul reddito delle persone fisiche. Questa trattenuta fiscale è operata sulla retribuzione del lavoratore dipendente da parte del datore di lavoro, il quale provvede ad effettuare il versamento allo Stato per conto del lavoratore stesso. L’imponibile Irpef è il valore su cui sono calcolate le trattenute fiscali.
Totale trattenute la somma del totale contributi sociali e del totale trattenute Irpef.
Conguaglio IRPEF +/-Il datore di lavoro, entro la fine dell’anno, deve effettuare un controllo tra le imposte versate dal lavoratore a titolo di acconto nel corso dell’anno e quelle effettivamente dovute dallo stesso. Il conguaglio Irpef può generare quindi due risultati diversi una restituzione di denaro se sono state pagate più tasse di quelle dovute per legge o un’ulteriore trattenuta se invece ne sono state versate in minor misura. Il conguaglio è effettuato di solito con la retribuzione del mese di dicembre.
Arrotondamento attuale la retribuzione spettante al lavoratore viene arrotondata per permettere un bonifico bancario più pratico.
Netto busta tolte tutte le trattenute, si determina la retribuzione netta effettivamente percepita dal lavoratore.
Ferie a.p. le ferie accumulate dal dipendente nell’anno precedente e non ancora fruite.
Ferie mat. le ferie maturate dal primo giorno dell’anno fino all’ultimo del mese precedente a quello cui si riferisce la busta paga.
Ferie res. il numero di giorni di ferie residue ancora da fruire.
Permessi a.p. le ore di permesso maturate nell’anno precedente.
Permessi mat le ore di permesso maturate nell’anno corrente.
Permessi god. le ore di permesso beneficiate nell’anno corrente.
Permessi res le ore di permesso ancora da fruire.
TFR mese Il TFR, letteralmente Trattamento di fine rapporto, nel linguaggio comune è conosciuto come liquidazione e spetta al lavoratore alla cessazione del rapporto di lavoro qualunque ne sia la causa (es. dimissioni, licenziamento per giusta causa). Al termine di ciascun anno di lavoro, viene accantonato un importo pari alla retribuzione annua divisa per 13,5.
Detrazioni spettanti le detrazioni diminuiscono l’importo delle tasse, cioè l’IRPEF da versare, e spettano ad esempio a chi ha figli o altri familiari a carico o coniuge a carico.
Addizionale regionale l’addizionale regionale è un’imposta aggiuntiva dovuta alla Regione in cui ha il domicilio fiscale il dipendente. E’ un’imposta che viene pagata in un anno, ma è riferita al reddito dell’anno precedente L’importo si calcola mediante una percentuale che varia da un minimo dello 0,9% ad un massimo del 1,4%, da applicarsi sul reddito annuo del dipendente e varia da Regione a Regione.
Addizionale comunale l’addizionale comunale è un’imposta aggiuntiva dovuta al comune in cui ha il domicilio fiscale il dipendente al 31 dicembre dell’anno fiscale di cui si calcola l’addizionale comunale. Si calcola mediante una percentuale da applicarsi sul reddito annuo del dipendente e varia da comune a comune.
Coniuge detrazione spettante al lavoratore con coniuge non legalmente ed effettivamente separato.

Prestiti Agevolati per Piccole Imprese – Come Richiederli

7 ago, 2016
admin
No Comments

Le piccole imprese, oltre agli strumenti messi a disposizione dalle banche per inizio attività, possono ottenere un finanziamento a condizioni agevolate, per una durata superiore a 12 mesi, grazie allo stanziamento di 8 miliardi di euro messi a disposizione dalla Cassa depositi e prestiti.
I fondi saranno messi a disposizione degli Istituti di Credito, che a loro volta li elargiranno alle piccole imprese che ne faranno richiesta.

Nella richiesta i richiedenti dovranno specificare che intendono avvalersi dei fondi messi a disposizione dalla CDP. Il tutto deve essere espresso sul contratto stipulato con la banca, in modo da non avere problemi sui tassi di interesse.
Naturalmente il fondo non è illimitato, e può quindi essere utilizzato solo fino a che non si raggiunge la quota fissata.

Colui che ha intenzione di richiedere il prestito, non deve fare altro che rivolgersi alla propria banca, per sapere se ha aderito all’iniziativa e se ha quindi ha disposizione tale fondo.
La Cassa Depositi e Prestiti, ha messo comunque a disposizione di tutti, la lista delle banche che ne hanno fatto richiesta.

La proposta di finanziamento deve essere compilata su carta intestata della banca, siglata su ogni pagina e debitamente sottoscritta.

La proposta deve poi essere inviata, in duplice originale, mediante raccomandata con ricevuta di ritorno alla Cassa Depositi e Prestiti, seguendo questa dicitura:

Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. – Gruppo di progetto finanziamenti PMI – via Goito, 4 – 00185 Roma

Al contratto va allegata tutta la documentazione relativa alla richiesta di avvalersi del fondo della Cassa, la Lettera di Impegno, il Piano di ammortamento, compilato dalla banca, e le garanzie necessarie.

Finanziamenti – Diritti del Consumatore

28 lug, 2016
admin
No Comments

Una delle pratiche più diffuse in tema di acquisti è quella del finanziamento; per qualsiasi tipo di bene è possibile dilazionare i pagamenti per non supportare in un’unica rata il costo; ma se il venditore non effettua la consegna del bene cosa succede.

In realtà anche se all’apparenza potrebbe sembrare che i soggetti coinvolti nella pratica del finanziamento siano solamente due, c’è un terzo soggetto, ovvero la finanziaria, che è protagonista di queste pratiche.

In genere la prassi prevede che il consumatore ottiene l’immediato possesso del bene versando eventualmente solo una piccola parte del costo totale, mentre il costo restante viene pagato al venditore dalla società finanziaria che verrà poi pagata dall’acquirente mediante le singole rate maggiorate del tasso di interesse.

Il problema sorge nel momento in cui il bene che deve essere consegnato non venga mai in possesso dell’acquirente perché magari il venditore è fallito o perché sono insorte altre problematiche.

Ebbene, in seguito ad alcune sentenze emesse per casi come questo, la Corte di Cassazione ha stabilito che il consumatore ha pieno diritto di rivalersi sulla società finanziaria per interrompere il finanziamento e per chiedere anche il rimborso delle rate già versate; questo anche perché si è tenuto conto che la finalità ultima dell’accensione del finanziamento è quella di entrare in possesso del bene, bene che in questi casi l’acquirente non vedrà mai.