Come Investire in Car Sharing

Come Investire in Car Sharing

14 lug, 2018
admin
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Bollo auto sempre in aumento, costo RCA…non ne parliamo. Ecco che diventa sempre più importante, sia per il cittadino privato sia per chi gestisce un’attività come noleggiatore di automobili, trovare un’alternativa all’auto. La soluzione? Il car sharing. Certo, molti conoscono il car sharing, ma quanti l’hanno provato?

Peccato, perché i numeri in termini di risparmio, minor stress e, diciamocelo, comodità – volete mettere farvi venire a prendere alla mattina per andare al lavoro quando siete talmente assonnati da non riuscire a tenere gli occhi aperti? – ci sono e sono interessanti.

Il car sharing in Europa, ma anche in Italia, è già realtà. Si parla di circa 15.000 utenti, 573 auto e 383 parcheggi, per una media di circa 26 utenti per ogni auto. Il boom italico lo si vive nella Capitale: pensate che al 31 marzo 2022 gli utenti car sharing sono 2.294: in media, 40 nuovi iscritti al mese.

Per aprire un centro car sharing, non c’è una burocrazia speciale rispetto a quella da affrontare per aprire un centro di noleggio auto. Proviamo a dare uno sguardo all’iter grazie all’articolo proposto dal sito Affari Propri.

Aprire un’attività di car sharing: come fare per la legge
Questo di attività è simile al noleggio di vetture senza conducente. Potremmo dire che si tratta di una formula estensiva e moderna rispetto al tradizionale noleggio di auto senza conducente. Come detto, l’iter per l’apertura di un centro car sharing non si discosta molto da quando richiesto per l’apertura di un centro di noleggio auto o di una qualsiasi altra attività. Iniziamo con il riportare di un decreto e una legge che dobbiamo seguire attentamente e tenere come vademecum per i primi passaggi burocratici. Ci riferiamo al DPR 481/2011 – Legge 241/1990 e all’art. 19 modificato dall’art. 49 c.4bis della legge 122/2010 – DPR 160/2010.

Aprire un’attività di car sharing: cosa fare in concreto
Per prima cosa, diventa essenziale predisporre un parco macchine. Tocca a noi la scelta se concentrarci su vetture di lusso o su utilitarie. Ricordiamo che questa scelta determinerà anche il target dei nostri clienti e comunicherà all’esterno il nostro posizionamento sul mercato. Un buon parco macchine, però, non è nulla senza un efficiente sistema di manutenzione e di pulizia.

Come Investire in Slovenia

28 giu, 2018
admin
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a Slovenia è un paese giovane, che ha ottenuto l’indipendenza dalla federazione jugoslava nel 1991. Un tempo facente parte a tutti gli effetti del gruppo dei cosiddetti paesi in transizione, ossia di quei paesi dell’Europa centro-orientale impegnati nella liberalizzazione della propria struttura economica, la Slovenia ha compiuto notevoli progressi in questa direzione e si è oramai adeguata ai modelli economici occidentali. La Slovenia è sempre stata la più ricca delle repubbliche dell’ex Jugoslavia. Nel 1990, pur costituendo solo il 9% della popolazione jugoslava, essa copriva il 16% circa della produzione totale e il 27% del commercio estero.

Come tutte le nuove economie ha sofferto molto all’inizio: bassa occupazione, inflazione, bassa produzione, bassi investimenti. Ma è stato proprio grazie a questo processo di occidentalizzazione che la nazione è riuscita a studiare un ottimo sistema di incentivi per attrarre capitali esteri. Tanto da far sì che in territorio sloveno ci siano ben 400 aziende a capitale italiano – anche se è difficile appurare quante di queste siano effettivamente operanti – e una presenza certa di risorse umane italiane in oltre 100 imprese slovene, con circa 4.000 addetti. La maggioranza degli investimenti italiani (per numero di investimenti) proviene dalle regioni limitrofe e regioni vicine alla Slovenia, in particolare dal Friuli Venezia Giulia (circa il 50% di tutti gli investimenti italiani in Slovenia), dal Veneto (circa il 20%) e dalla Lombardia (circa il 10%).

Gli incentivi agli investitori esteri vengono somministrati attraverso un bando pubblico, che prevede appunto la presentazione della richiesta di finanziamento nel contesto di un bando pubblico o per investimenti di notevoli dimensioni, con trattativa diretta con il Ministero dell’Economia. Risulta essere l’opzione più gettonata: sono poche, infatti, le aziende straniere – Renault e l’italiano Bonazzi – ad ottenere un finanziamento in via diretta, questo perché in Governo Sloveno chiede un impegno finanziario notevole:
il valore dell’investimento della società estera, che deve superare il valore di 12 milioni di Euro;
il numero di posti di lavoro che la società deve creare entro tre anni: almeno 50 posti di lavoro nel settore dell’industria, almeno 20 nel settore dei servizi. Se l’investimento viene effettuato nel settore della ricerca e sviluppo, è sufficiente la creazione di 10 posti di lavoro. È possibile anche una combinazione tra le varie tipologie di posti di lavoro.

Molto interessante.

Investire in Fondi Comuni di Investimento – Rischi

14 giu, 2018
admin
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Con l’inizio del nuovo anno molti risparmiatori riprendono in mano i propri investimenti per analizzarne il rendimento ed apportare eventuali modifiche.

Purtroppo la quasi totalità degli italiani investe tramite fondi di investimento e mi sembra doveroso pubblicare nuovamente un mio articolo in cui mostrano i risultati ( carta canta ! ) di una ricerca dell’Ufficio Studi di Mediobanca che ha analizzato i risultati dei fondi di investimento italiani dal 1984 ad oggi.
I risultati sono stati decisamente negativi ( per usare un eufemismo ) tanto che l’ufficio studi si sbilancia a definirli come una distruzione di ricchezza…
Dallo studio emerge che chi ha investito in Bot, rinnovandoli puntualmente ad ogni scadenza, avrebbe guadagnato molto di più che investendo in fondi di investimento.

Sono severe e pesanti le parole usate per descrivere la situazione:
– “i rendimenti in un’ottica di lungo periodo sono ancora insoddisfacenti”
– “l’industria dei fondi continua a rappresentare un apporto distruttivo di ricchezza per l’economia del paese”

Commenti severi e spietati ma supportati da numeri ed analisi matematiche !

Le generalizzazioni non sono mai corrette però è innegabile che i fondi interessanti e validi siano poco frequenti come mosche bianche.

La colpa di questa disfatta non è dei gestori ma della struttura stessa del fondo.
Il fondo infatti ha il difetto di:
– essere molto costoso: gli alti costi di gestione annua incidono moltissimo sui risultati
– generalmente i fondi non possono andare short e quindi sono costretti a subire ogni ribasso
– devono sempre essere investiti per una certa percentuale e questo significa non poter liquidare tutto il portafoglio se le cose volgono al peggio. Caschi il mondo, il possessore del fondo deve subire i ribassi sui mercati senza la possibilità di liquidare tutto e limitare i danni

Risulta quindi evidente come il fondo di investimento sia generalmente uno strumento poco efficiente per gestire i propri risparmi !
Questo discorso è maggiormente vero per i fondi monetari ed obbligazionari !
Meglio utilizzare altri strumenti e, soprattutto, imparare a gestire il proprio denaro in prima persona: si guadagna di più, si rischia meno e non si ingrassano più le banche.

Eurirs – Significato e Definizione

28 mag, 2018
admin
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L’EURIRS o IRS sta per Euro Interest Rate Swap ed è una tasso utilizzato
nel calcolo delle rate dei mutui a tasso fisso.

Calcolo e Finalità dell’EURIRS
L’EURIRS è la media ponderata delle quotazioni con cui le banche realizzano l’ IRS (Interest Rate Swap).
In sostanza si tratta del risultato dell’accordo (swap) raggiunto fra le banche e i soggetti che vogliono accollarsi il rischio di un tasso fisso.
Infatti, se i tassi d’interesse aumentano, la banca rischia di perdere tanto. Per questo serve una terza parte per garantire il mutuo al cliente.

In questo modo l’EURIRS va ad aggiungersi alla variabile spread per il calcolo del tasso fisso del mutuo.

L’EURIRS e il mutuo a tasso fisso
Prima di chiedere un mutuo a tasso fisso si consiglia dunque di verificare l’andamento del tasso che determinerà la rata del mutuo. L’EURIRS viene diffuso dalla Federazione Bancaria Europea e si può facilmente visualizzare sul Sole 24 ore.
L’IRS varia in base alla durata del mutuo. Si intuisce come un periodo più lungo corrisponda ad un maggior rischio e quindi ad un tasso più alto.

Euribor – Significato e Definizione

14 mag, 2018
admin
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L’acronimo EURIBOR sta per “Euro Interbank Offered Rate” ovvero “Tasso interbancario di offerta in euro”. L’EURIBOR non è altro che un indicatore creato per rappresentare una situazione di mercato, una sorta di termometro della condizione dei mercati dei capitali europei.

Finalità dell’EURIBOR
Esso in pratica definisce il costo del denaro ed è il riferimento per le transazioni finanziarie in Euro tra i grandi istituti di credito europei.
Proprio perché usato dalle grandi banche primarie per scambiarsi i depositi a termine, è considerato un benchmark molto affidabile e viene utilizzato, di conseguenza, per vincolare ad esso l’oscillazione del tasso variabile per i mutui.

Come si calcola l’EURIBOR
Il criterio di calcolo avviene attraverso quattro stadi
Contribuzione
Ogni mattina, entro le ore 10.45, le banche di un campione rappresentativo inseriscono i propri dati in pagine di contribuzione telematiche del sistema informativo di una società, la Reuters Ltd.
Verifiche preliminari
Da quel momento in poi, fino alle 11.00, i dati possono essere corretti ed aggiornati.
Calcolo
Dopo le 11.00 i responsabili del calcolo della Reuters iniziano ad elaborare i dati calcolandone una semplice media, scartando il 15% delle contribuzioni di valore maggiore e il 15% delle contribuzione di valore più basso.
Pubblicazione
Se il calcolo viene ritenuto valido (ovvero se almeno dodici soggetti bancari hanno contribuito), i risultati sono pronti per la pubblicazione, altrimenti la Reuters utilizza contatti diretti per sollecitare la contribuzione.
La rilevazione dell’EURIBOR avviene tutti i giorni lavorativi, in modo da far risultare il suo valore sempre precisamente aggiornato.

L’EURIBOR e il mutuo a tasso variabile
Per calcolare l’indicizzazione di un mutuo a tasso variabile, le banche sommano all’EURIBOR uno Spread aggiuntivo che definisce, in termini di quantità, il costo del rischio del mutuatario.
Per questo è consigliato verificare il tasso prima di accendere un mutuo di questo tipo. I valori sono reperibili sul Sole 24 Ore.

Affidabilità dell’EURIBOR
A garanzia ulteriore dell’affidabilità dell’EURIBOR esiste anche un comitato indipendente di esperti del mercato: lo Steering Committee. Esso ha il compito di monitorare lo sviluppo del mercato e di controllare il rispetto del codice di condotta. Il comitato è promosso anche dalla FBE e dall’Aci, la Financial Market Association.