Come Investire in Slovenia

Come Investire in Slovenia

28 giu, 2018
admin
No Comments

a Slovenia è un paese giovane, che ha ottenuto l’indipendenza dalla federazione jugoslava nel 1991. Un tempo facente parte a tutti gli effetti del gruppo dei cosiddetti paesi in transizione, ossia di quei paesi dell’Europa centro-orientale impegnati nella liberalizzazione della propria struttura economica, la Slovenia ha compiuto notevoli progressi in questa direzione e si è oramai adeguata ai modelli economici occidentali. La Slovenia è sempre stata la più ricca delle repubbliche dell’ex Jugoslavia. Nel 1990, pur costituendo solo il 9% della popolazione jugoslava, essa copriva il 16% circa della produzione totale e il 27% del commercio estero.

Come tutte le nuove economie ha sofferto molto all’inizio: bassa occupazione, inflazione, bassa produzione, bassi investimenti. Ma è stato proprio grazie a questo processo di occidentalizzazione che la nazione è riuscita a studiare un ottimo sistema di incentivi per attrarre capitali esteri. Tanto da far sì che in territorio sloveno ci siano ben 400 aziende a capitale italiano – anche se è difficile appurare quante di queste siano effettivamente operanti – e una presenza certa di risorse umane italiane in oltre 100 imprese slovene, con circa 4.000 addetti. La maggioranza degli investimenti italiani (per numero di investimenti) proviene dalle regioni limitrofe e regioni vicine alla Slovenia, in particolare dal Friuli Venezia Giulia (circa il 50% di tutti gli investimenti italiani in Slovenia), dal Veneto (circa il 20%) e dalla Lombardia (circa il 10%).

Gli incentivi agli investitori esteri vengono somministrati attraverso un bando pubblico, che prevede appunto la presentazione della richiesta di finanziamento nel contesto di un bando pubblico o per investimenti di notevoli dimensioni, con trattativa diretta con il Ministero dell’Economia. Risulta essere l’opzione più gettonata: sono poche, infatti, le aziende straniere – Renault e l’italiano Bonazzi – ad ottenere un finanziamento in via diretta, questo perché in Governo Sloveno chiede un impegno finanziario notevole:
il valore dell’investimento della società estera, che deve superare il valore di 12 milioni di Euro;
il numero di posti di lavoro che la società deve creare entro tre anni: almeno 50 posti di lavoro nel settore dell’industria, almeno 20 nel settore dei servizi. Se l’investimento viene effettuato nel settore della ricerca e sviluppo, è sufficiente la creazione di 10 posti di lavoro. È possibile anche una combinazione tra le varie tipologie di posti di lavoro.

Molto interessante.

Investire in Fondi Comuni di Investimento – Rischi

14 giu, 2018
admin
No Comments

Con l’inizio del nuovo anno molti risparmiatori riprendono in mano i propri investimenti per analizzarne il rendimento ed apportare eventuali modifiche.

Purtroppo la quasi totalità degli italiani investe tramite fondi di investimento e mi sembra doveroso pubblicare nuovamente un mio articolo in cui mostrano i risultati ( carta canta ! ) di una ricerca dell’Ufficio Studi di Mediobanca che ha analizzato i risultati dei fondi di investimento italiani dal 1984 ad oggi.
I risultati sono stati decisamente negativi ( per usare un eufemismo ) tanto che l’ufficio studi si sbilancia a definirli come una distruzione di ricchezza…
Dallo studio emerge che chi ha investito in Bot, rinnovandoli puntualmente ad ogni scadenza, avrebbe guadagnato molto di più che investendo in fondi di investimento.

Sono severe e pesanti le parole usate per descrivere la situazione:
– “i rendimenti in un’ottica di lungo periodo sono ancora insoddisfacenti”
– “l’industria dei fondi continua a rappresentare un apporto distruttivo di ricchezza per l’economia del paese”

Commenti severi e spietati ma supportati da numeri ed analisi matematiche !

Le generalizzazioni non sono mai corrette però è innegabile che i fondi interessanti e validi siano poco frequenti come mosche bianche.

La colpa di questa disfatta non è dei gestori ma della struttura stessa del fondo.
Il fondo infatti ha il difetto di:
– essere molto costoso: gli alti costi di gestione annua incidono moltissimo sui risultati
– generalmente i fondi non possono andare short e quindi sono costretti a subire ogni ribasso
– devono sempre essere investiti per una certa percentuale e questo significa non poter liquidare tutto il portafoglio se le cose volgono al peggio. Caschi il mondo, il possessore del fondo deve subire i ribassi sui mercati senza la possibilità di liquidare tutto e limitare i danni

Risulta quindi evidente come il fondo di investimento sia generalmente uno strumento poco efficiente per gestire i propri risparmi !
Questo discorso è maggiormente vero per i fondi monetari ed obbligazionari !
Meglio utilizzare altri strumenti e, soprattutto, imparare a gestire il proprio denaro in prima persona: si guadagna di più, si rischia meno e non si ingrassano più le banche.

Eurirs – Significato e Definizione

28 mag, 2018
admin
No Comments

L’EURIRS o IRS sta per Euro Interest Rate Swap ed è una tasso utilizzato
nel calcolo delle rate dei mutui a tasso fisso.

Calcolo e Finalità dell’EURIRS
L’EURIRS è la media ponderata delle quotazioni con cui le banche realizzano l’ IRS (Interest Rate Swap).
In sostanza si tratta del risultato dell’accordo (swap) raggiunto fra le banche e i soggetti che vogliono accollarsi il rischio di un tasso fisso.
Infatti, se i tassi d’interesse aumentano, la banca rischia di perdere tanto. Per questo serve una terza parte per garantire il mutuo al cliente.

In questo modo l’EURIRS va ad aggiungersi alla variabile spread per il calcolo del tasso fisso del mutuo.

L’EURIRS e il mutuo a tasso fisso
Prima di chiedere un mutuo a tasso fisso si consiglia dunque di verificare l’andamento del tasso che determinerà la rata del mutuo. L’EURIRS viene diffuso dalla Federazione Bancaria Europea e si può facilmente visualizzare sul Sole 24 ore.
L’IRS varia in base alla durata del mutuo. Si intuisce come un periodo più lungo corrisponda ad un maggior rischio e quindi ad un tasso più alto.

Euribor – Significato e Definizione

14 mag, 2018
admin
No Comments

L’acronimo EURIBOR sta per “Euro Interbank Offered Rate” ovvero “Tasso interbancario di offerta in euro”. L’EURIBOR non è altro che un indicatore creato per rappresentare una situazione di mercato, una sorta di termometro della condizione dei mercati dei capitali europei.

Finalità dell’EURIBOR
Esso in pratica definisce il costo del denaro ed è il riferimento per le transazioni finanziarie in Euro tra i grandi istituti di credito europei.
Proprio perché usato dalle grandi banche primarie per scambiarsi i depositi a termine, è considerato un benchmark molto affidabile e viene utilizzato, di conseguenza, per vincolare ad esso l’oscillazione del tasso variabile per i mutui.

Come si calcola l’EURIBOR
Il criterio di calcolo avviene attraverso quattro stadi
Contribuzione
Ogni mattina, entro le ore 10.45, le banche di un campione rappresentativo inseriscono i propri dati in pagine di contribuzione telematiche del sistema informativo di una società, la Reuters Ltd.
Verifiche preliminari
Da quel momento in poi, fino alle 11.00, i dati possono essere corretti ed aggiornati.
Calcolo
Dopo le 11.00 i responsabili del calcolo della Reuters iniziano ad elaborare i dati calcolandone una semplice media, scartando il 15% delle contribuzioni di valore maggiore e il 15% delle contribuzione di valore più basso.
Pubblicazione
Se il calcolo viene ritenuto valido (ovvero se almeno dodici soggetti bancari hanno contribuito), i risultati sono pronti per la pubblicazione, altrimenti la Reuters utilizza contatti diretti per sollecitare la contribuzione.
La rilevazione dell’EURIBOR avviene tutti i giorni lavorativi, in modo da far risultare il suo valore sempre precisamente aggiornato.

L’EURIBOR e il mutuo a tasso variabile
Per calcolare l’indicizzazione di un mutuo a tasso variabile, le banche sommano all’EURIBOR uno Spread aggiuntivo che definisce, in termini di quantità, il costo del rischio del mutuatario.
Per questo è consigliato verificare il tasso prima di accendere un mutuo di questo tipo. I valori sono reperibili sul Sole 24 Ore.

Affidabilità dell’EURIBOR
A garanzia ulteriore dell’affidabilità dell’EURIBOR esiste anche un comitato indipendente di esperti del mercato: lo Steering Committee. Esso ha il compito di monitorare lo sviluppo del mercato e di controllare il rispetto del codice di condotta. Il comitato è promosso anche dalla FBE e dall’Aci, la Financial Market Association.

Come Funziona il Microcredito

28 apr, 2018
admin
No Comments

Il 2018 si sta annunciando, per l’economia italiana, come l’anno della possibile ripresa. In questo scenario, particolare attenzione va al mondo delle piccole e medie imprese e delle micro pmi. In particolare, per sostenerne la crescita e lo sviluppo economico, il Governo punta su tre leve fondamentali: “stimolo agli investimenti produttivi, in particolare quelli votati all’innovazione, modernizzazione della finanza d’azienda e rafforzamento della proiezione internazionale del tessuto produttivo”, si legge nello Small Business Act del Ministero dello Sviluppo Economico. Nel corso dell’anno scorso sono state adottate inoltre varie misure volte a migliorare le condizioni di liquidità e di accesso al credito delle imprese, nonché a ridurre il grado di sottocapitalizzazione e la forte dipendenza del sistema produttivo italiano dal mondo bancario. “

In questo contesto va inserito il fondo di garanzia per le pmi, che cerca di attenuare, almeno parzialmente, gli effetti del credit crunch dando la possibilità di accedere a garanzie statali gratuitamente. Nonostante questo, C’è, ancora un’ampia domanda di credito che rimane insoddisfatta: crediti di piccoli importi concessi a persone che sarebbero normalmente escluse da sistema di credito tradizionale, non avendo garanzie reali da presentare.

Di qui, la nascita del microcredito, uno strumento che tenta di sopperire alle carenze del sistema bancario tradizionale, e del Fondo di garanzia per il microcredito. In pratica, si tratta di piccoli finanziamenti fino a 25 mila euro (che in alcuni casi possono arrivare a 35 mila euro) che sono garantiti dallo Stato per progetti di micro imprenditorialità. Le risorse disponibili sono pari a 30 milioni di euro, a cui si aggiungono i versamenti volontari destinati da enti, associazioni, società o singoli cittadini al sostegno della micro imprenditorialità.

Quanto ai destinatari, possono usufruire del microcredito tutte le imprese individuali con partiva Iva da non più di 5 anni e che non superano i 5 dipendenti, e tutti i professionisti iscritti agli ordini professionali (sono escluse però le persone fisiche prive di partita Iva). Infine, per accedere alla garanzia non bisogna aver riportato, nei 3 anni precedenti alla richiesta, attivi di bilancio superiori ai 300 mila euro l’anno o ricavi lordi superiori ai 200 mila euro e non bisogna aver oltrepassato i 100 mila euro di passivo.