Come Leggere i Grafici Forex

Come Leggere i Grafici Forex

28 lug, 2017
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Un’altra capacità importante che ogni trader Forex deve imparare è la lettura grafici. Che tu sia un commerciante che fa uso principale dell’analisi tecnica o di quella fondamentale, anche se tantissimi fondamentalisti guardano anche i grafici, è molto improbabile che si sarà in grado di avere degli utili senza l’aiuto dei grafici. Sarebbe come fare Forex alla cieca. Nel Forex il grafico è la mappa del mercato.

Ci sono diversi tipi di strategie di trading per i quali è necessario utilizzare diversi periodi temporali per i grafici. Ci sono grafici che hanno come base oraria giorni o settimane, e ci sono quelli che hanno una base oraria o anche minore, come ad esempio da 15 o da 5 minuti. Più lungo è il periodo di tempo considerato e più forte è il segnale. Ad esempio, i grafici giornalieri o quelli settimanali offrono delle buone previsioni per i livelli di supporto e per i livelli di resistenza. A seconda delle strategie di trading, grafici diversi possono essere usati per scopi diversi. La maggior parte dei commercianti sono day trader, quindi fanno un uso maggiore dei grafici giornalieri e di quelli orari. Il grafico più lungo consente di avere un’idea dell’andamento generale del trend, mentre quelli orari permettono di aprire delle posizioni in entrata e in uscita.

Ci sono molti grafici differenti, che forniscono diversi tipi di analisi. Ad esempio, c’è il grafico a linee, che mostra solo il movimento del prezzo. Ci sono poi i grafici a candele, che sono utili per gli operatori al fine di determinare i livelli di supporto e di resistenza di una coppia di valute. Ancora, c’è il grafico a barre, utile anche questo per prevedere i punti di supporto e resistenza. Dopo aver appreso le basi della lettura del grafico si può quindi procedere a testare le varie strategie di negoziazione sulla base delle informazioni derivanti dai grafici stessi.

Risulta essere con l’uso corretto delle tecniche di rilevamento che è possibile entrare nelle posizioni a basso rischio e con alto rendimento.

Imparare a Fare Trading in Situazioni di Slippage

14 lug, 2017
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Abbiamo parlato nello scorso articolo dello splippage, ovvero la differenza tra prezzo voluto e prezzo effettivamente ottenuto al momento dell’apertura di una posizione. Lo slippage è una cosa di cui non si riesce a fare a mano, soprattutto nei periodi di alta volatilità e se si lascia aperta una posizione nel corso del fine settimana.

Parlando di slippage, ci si potrebbe chiedere se alcuni broker, deliberatamente, facciano soldi attraverso questo problema. Quando accade, il broker potrebbe guadagnare, ma lo slippage è una cosa che con i broker non ha nulla a che fare, nel senso che non sono loro che lo fanno, ma dipende dal mercato delle valute. E’ meglio imparare a trattare con esso piuttosto che lamentarsi e incolpare il broker per un fallimento.

Come sempre, ci sono broker più o meno buoni tra cui poter scegliere, in ogni caso l’obiettivo di sceglierne uno ottimo è fondamentale.

Solitamente è possibile impostare la maggior parte delle piattaforme di trader al fine di mostrare lo spread. Questo dovrebbe aiutare a comprendere il concetto di spread e anche lo slippage, quindi potrebbe aiutare a prendere le giuste decisioni. Lo spread si allarga e si restringe in condizioni di mercato differenti, con i periodi più volatili in cui tende ad allargarsi. Proprio durante questi periodi lo slippage potrebbe accadere più frequentemente.

Impostare i grafici per mostrare lo spread ci permette di vedere, visivamente, i giorni della settimana e gli orari in cui gli spread si allargano di più. In uqesta maniera si potrà andare ad agire in futuro per cercare di combattere lo slippage.

Alla fine, la cosa migliore da fare, come abbiamo detto, è quella di imparare a fare trading considerando anche il rischio di slippage. Le migliori piattaforme di trading tentano di assicurare che non ci sia slippage, ma è meglio imparare a gestirlo.

Analisi Fondamentale – Indici di Borsa

28 giu, 2017
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Gli indici di borsa esprimono il legame tra valore di mercato delle aziende quotate e valori contabili.

In dottrina si è molto discusso sulla valenza ed affidabilità di tali indici come criteri di valutazione di un’azienda. In realtà sono molto utilizzati nella prassi professionale soprattutto da parte della dottrina anglosassone per la loro immediatezza espressiva e possibilità di confrontare i valori espressi dai mercati, rispetto alla capacità dell’azienda di produrre margini, utili e flussi di cassa, nonché per la possibilità di effettuare analisi comparative tra aziende e tra aziende e settori di appartenenza (per valutare la sottovalutazione o meno dell’azienda rispetto al settore).

I famosi “multipli”

DIVIDENDO PER AZIONE (Dividend per share: DPS)

UTILE PER AZIONE (Earning per share: EPS)

UTILE RETTIFICATO PER AZIONE (Adjusted earning per share: EPS Adj.)

CASH FLOW PER AZIONE (Cash flow per share: CFps)

PATRIMONIO NETTO PER AZIONE (Book value per share: BVps)

Come si usano?

Il numeretto che esce dal rapporto viene confrontato con altre società del settore o medie storiche e in base a questi si decide se è sottovalutato o sopravvalutata la società.

P/E è il più famoso

EARNING YIELD = 1 / PE = EPS (consuntivo o stimato) / Quotazione Attuale

Tale ratio rappresenta un indice di redditività prospettica del titolo: dove il capitale investito è rappresentato dal prezzo che si paga per acquistare oggi il titolo sul mercato (P), e il profitto è rappresentato dall’utile per azione atteso dall’azienda.

Più alto è questo ratio, più interessante è l’investimento sul titolo.

Essendo il P/E il rapporto inverso ne deriva che più è basso il P/E più è appetibile l’investimento sul titolo.

Cosa Sono i Future

20 giu, 2017
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Il future è un contratto standardizzato in tutte le sue caratteristiche, scambiato in mercati regolamentati, dove un investitore può comprare o vendere una determinata q.tà di un indice (ma anche di una commodity, di un’azione, di un’obbligazione, di un tasso di interesse, di una valuta e di qualsivoglia strumento finanziario) a termine fissando al momento dell’operazione già il prezzo che si dovrà versare, dietro anticipo di una somma percentuale detta margine che verrà adeguata nel caso il prezzo del sottostante (così è detto l’oggetto della compravendita futura) oscilli prima della scadenza. Il giorno di scadenza vi sarà il regolamento che potrà essere monetario per differenza con il prezzo attuale o di consegna fisica nel caso di materie prime o bond o azioni.

Compro o Vendo. (Long e Short)
Con i contratti future è possibile comperare o vendere un contratto in qualsiasi ordine di priorità. E cioè posso “vendere” un contratto di cotone, per esempio, anche senza prima averlo comperato. In sostanza, visto che parliamo di un impegno futuro, se penso che il prezzo andrà giù, “vendo”. Se il prezzo scenderà, avrò guadagnato e potrò in qualsiasi momento (ma sempre prima del mese di scadenza del contratto) “comperare” lo stesso contratto e chiudere la mia posizione. Viceversa se credo che il prezzo salirà “compro” e quando voglio chiudere la posizione lo “vendo” . Quando si prende una posizione sul mercato acquistando si dice di essere long (o lungo), e viceversa chi vende è short (o corto).

Differenza fra azioni e futures
La differenza fondamentale è che con le azioni si può solo scommettere che il mercato salga in quanto è più difficoltoso vendere azioni allo scoperto, cioè senza possederle, se non ricorrendo ad operazioni di prestito titoli, o utilizzando i futures sulle azioni a londra, mentre con i futures questo problema non esiste perché il trader può operare sia quando il mercato è bull (rialzista) comprando i contratti sia quando il mercato è bear (ribassista) vendendo i contratti. Questo permette di poter speculare sempre, anche nei periodi in cui le borse sono decisamente in fase negativa

Inoltre per acquistare un’azione servirà l’intero controvalore, mentre se si utilizza il future si impegna solo una parte (in media tra il 5-10%) detta margine iniziale del capitale ma si avranno gli stessi effetti sulle variazioni di prezzo di come se si fosse acquistato il 100%.

Da qui il cosiddetto effetto leva dei future.

L’effetto leva.
Se acquistate 5000 azioni del valore di 1 euro/cad dovete pagare subito 5000 euro.
Se acquistate un future del valore di 5000 euro, la Borsa Merci vi chiede di “anticipare” 250 € (in genere l’anticipo varia fra il 5% e il 10% del valore del contratto).
Dunque con gli stessi 5000 euro di capitale potreste acquistare 20 contratti future (5000/250=20).
Risultato: se il prezzo dell’azione sale dell’1% avreste guadagnato 50€ (1% di 5000 = 50 €).
Nel caso, con lo stesso capitale e uguale aumento del prezzo dell’1%, il guadagno sarebbe del 20% ovvero:
1% x 20 contratti = 20% di 5000 = 1000€.
In questo consiste l’effetto leva.

Ma attenzione, perché così come è un grosso vantaggio se il mercato è a nostro favore può significare un grosso rischio se siamo in posizione opposta al mercato perché anche le perdite si amplificano grazie all’effetto leva

I margini.
I margini (iniziale e di mantenimento) sono il deposito che il trader deve avere sul conto per poter controllare un contratto di un determinato strumento finanziari. Il margine iniziale è la somma minima che deve essere presente sul conto del trader per aprire o “iniziare” una posizione e varia per ogni future.
Il margine di mantenimento è la somma minima che deve essere sempre presente per continuare a “mantenere” aperto quel contratto.

In pratica, quando passiam un ordine su un future, subito ci tolgono dal c/c i soldi del margine iniziale, poi ogni giorno avremo piccoli movimenti dati dalle variazioni giornaliere quindi sul conto dovremo mantenere dell’altra liquidità. Fondamentale l’utilizzo del money management per vedere quanta liquidità viene impegnata del nostro patrimonio.

Che cosa è il Margin Call?

Se la posizione (prezzo del mercato) dovesse andare contro il trader, e superare le sconte di liquidità che si hanno sul c/c giacenti, il trader riceverà una chiamata dal proprio broker (margin call) che gli richiederà di ricostituire la liquidità necessaria per proseguire, oppure la banca chiuderà di iniziativa la posizione addebitandogli la differenza.

Mai farsi trovare in una posizione di debolezza, perchè alla banca non interessa se la nostra è un’operazione indovinata o no, o se si avvererà fra 10 giorni o domani. Si raccomanda pertanto sempre di fare un autoanalisi spietata con un ferreo money management.

Cosa Sono le Opzioni

14 giu, 2017
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Le opzioni su azioni sono contratti che conferiscono al compratore (operatività long) il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare (nel caso di opzioni call) o di vendere (nel caso di opzioni put) ad un prezzo predeterminato (prezzo di esercizio o strike price) ed entro una certa data specifica (opzione di stile americano, esercitabile in qualsiasi momento) un determinato quantitativo di titoli azionari negoziati sul mercato (a pronti/spot).

Specularmente al venditore (operatività short), a fronte dell’incasso del premio, è fatto obbligo di vendere (nel caso di opzioni call) o di acquistare (nel caso di opzioni put), il sottostante al prezzo predeterminato, qualora la parte acquirente esercitasse l’opzione, fino alla data di scadenza.

Questa tipologia di opzioni permette all’investitore di prendere posizione rialzista o ribassista su un singolo titolo azionario sfruttando l’effetto leva. Tale strumento è utilizzabile non solo per attività di trading attraverso la costruzione di strategie più o meno complesse tese a sfruttare situazioni attese di alta o bassa volatilità del mercato, ma anche come strumento di copertura (hedging) di posizioni aperte sui relativi sottostanti.

Operatività Long

L’apertura di una posizione LONG comporta un’operatività molto simile a quella di un covered warrant, visto che è necessario il pagamento di un premio, che costituisce la massima perdita potenziale che l’investitore può realizzare.
L’acquisto di una call put non vincola, analogamente ad un covered warrant, al versamento di margini a garanzia.

Operatività Short

L’operatività SHORT è, al contrario, caratterizzata da un livello di rischio sensibilmente maggiore (dato che la perdita massima su una call è illimitata, mentre su una put è pari al valore del contratto).
L’apertura di una posizione short comporta, infatti, il versamento di un margine che è funzione, non solo della rischiosità della posizione aperta ma anche, del portafoglio complessivo in essere. Questo significa che in presenza di strategie compensative, quali ad esempio posizioni lunghe e corte in opzioni e/o future e/o sottostante, il margine viene determinato tenendo conto solo della componente di rischio “non coperta”.
Il margine è calcolato stimando la perdita massima teorica intraday che il portafoglio del Cliente potrebbe subire nell’ipotesi in cui si verifichi lo scenario peggiore di prezzo del sottostante il derivato.