Category Archives: Investire

Ter – Total Expense Ratio

28 feb, 2018
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Nella guida sui costi nei fondi comuni di investimento è stato delineato un quadro generale in riferimento agli oneri dei fondi comuni. In questa sede concentreremo la nostra attenzione sul concetto di TER (Total Expense Ratio)
Il TER è un concetto fondamentale nell’analisi dei costi di un fondo comune d’investimento, tant’è vero che la recente normativa ne prevede l’indicazione obbligatoria nel prospetto informativo. Ovviamente, dato che, come abbiamo visto, il TER è un numero non determinabile a priori, l’obbligo prevede l’indicazione del TER degli anni passati, che può comunque essere preso come indicatore del livello medio dei costi che la societa di gestione caricherà sul patrimonio dei fondi anche in futuro.

Una componente importante nelle determinazione del TER, dopo la commissione di gestione che ne rappresenta in media l’80%, è la commissione di performance. Risulta essere chiaro che questa viene addebitata soltanto nei casi in cui il gestore realizza performance superiore al benchmark di riferimento e quindi può essere valorizzata soltanto a posteriori. Un’altra voce compresa nel TER sono i costi della banca depositaria, ossia la cifra annualmente riconosciuta alla banca, sui cui conti correnti e dossier titoli sono depositate le attività che costituiscono il patrimonio del fondo e che per legge ha pure alcuni compiti di vigilanza. In media questi costi rappresentano solo il 5% del TER fatta eccezione per i fondi monetari dove arrivano al 10%.

Ci sono poi i costi di intermediazione, che arrivano fino al 13% del TER nei fondi azionari (dove sia la frequenza sia il costo delle negoziazioni è più elevata) mentre sono praticamente nulli per i fondi obbligazionari e monetari (dove spesso i gestori si limitano a sottoscrivere obbligazioni all’emissione e poi attendere la scadenza). Ci sono, infine, altre componenti estremamente marginali ed occasionali, come i costi di certificazione dei rendiconti e le spese legali; di solito queste voci rappresentano meno dell’1% del TER.

Detto questo, si rende necessario analizzare come varia il TER in relazione alle diverse tipologie di fondi comuni. Ovviamente, essendo la commissione di gestione la componente più importante del TER, le categorie di fondi con TER più alto saranno anche quelle che hanno le commissioni di gestione più elevate, come gli azionari e i flessibili.

Visto che alcune componenti del TER sono costi fissi e non percentuali del patrimonio in gestione, talvolta può capitare che fondi di piccole dimensioni abbiano dei TER un po’ più alti della media. Ciò rappresenta sicuramente un limite, che è in parte controbilanciato dalla maggiore flessibilità che può avere un gestore di patrimoni più contenuti e che può quindi realizzare performance più brillanti.

In conclusione una raccomandazione nel tener d’occhio il TER dei propri fondi comuni d’investimento: troppo spesso capita che, dietro ad una commissione di gestione contenuta, si nasconda una commissione di performance decisamente facile da ottenere o troppo elevata, oppure che i portafogli vengano eccessivamente movimentati solo per generare costi di intermediazione, o infine che il gestore pretenda commissioni da gestione attiva quando poi di fatto si limita a replicare i benchmark di riferimento.

Net Volume Cumulative Index

14 feb, 2018
admin
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L’analisi tecnica ha prodotto negli anni centinaia di indicatori, oscillatori e le medie mobili più svariate. Tutti questi strumenti di analisi si basano al 99% sull’analisi del prezzo che si è formato su un dato strumento: azione, indici o future
Il Net Volume Cumulative Index è un indicatore che invece analizza cosa muove il prezzo cioè i flussi netti, cioè la differenza tra volumi in acquisto (Up Volume) e volumi in vendita (Down Volume).

Per volumi in acquisto si intende la quantità di titoli che sono stati scambiati in un dato giorno e la cui azione ha chiuso in positivo, viceversa per volumi in vendita si intende la quantità di titoli che sono stati scambiati e la cui azione ha registrato un perdita.

Per fare un esempio molto semplice, si pensi ad un’automobile (il mercato) che ha bisogno per muoversi del carburante (volume netto) senza nuovo carburante l’automobile si ferma. Senza volume netto in acquisto il mercato si ferma o poi tende a correggere per effetto dei primi stop-loss.

L’analisi comparata di un indice di borsa ed il suo Net Volume Cumulative Index permette di capire con un discreto anticipo (dando modo di impostare le proprie strategie) quando “il carburante sta per finire” (divergenze negative) oppure quando il flusso in vendita si sta esaurendo creando delle divergenze positive.

La ricerca delle divergenze su questo indicatore come su tutti i Cumulative Index è fondamentale in un’ottica di medio-lungo termine. Spesso sia sui massimi sia sui minimi importanti si registrano delle divergenze, cioè il movimento dell’indice di borsa non viene confermato dal Net Volume Cumulative Index.

Come su un qualsiasi indice di borsa sul Net Volume Cumulative Index è possibile inoltre calcolare i vari indicatori dell’analisi tecnica come l’RSI o il Price Oscillatore (in questo caso non si usa il prezzo ma l’ultimo valore del Net Vol Cum). Questo indicatore inoltre si presta anche ad un’analisi tramite gli strumenti classici dell’analisi tecnica: supporti, resistenze e trendline.

Analisi Marginale dei Titoli di Stato

14 gen, 2018
admin
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Proponiamo un esempio numerico di asta marginale avente a oggetto Buoni poliennali del Tesoro, per chiarire alcuni meccanismi che a prima vista potrebbero risultare poco comprensibili
Iniziamo premettendo che le fasi di svolgimento dell’asta marginale che illustreremo di seguito, pur essendo contestualizzate nell’ambito di un’ipotetica emissione di BTP, sono le stesse che caratterizzano il collocamento di tutti i titoli di Stato collocati con questa tipologia di asta (quindi anche per CCT, CTZ e BTP€i).

Ricordiamo che in base al meccanismo dell’asta marginale i richiedenti aggiudicatari pagano tutti lo stesso prezzo, detto prezzo marginale, e che ogni operatore può presentare al massimo 3 richieste differenziate nel prezzo di almeno un centesimo di punto, tranne per i BTP a 30 anni per i quali è di 5 centesimi. Inoltre, la richiesta minima è di 500.000 euro, mentre l’importo massimo richiedibile è pari al quantitativo offerto dal Tesoro in asta.

Si ipotizzi che il Tesoro decida di emettere 3 miliardi di euro di BTP a 30 anni con cedola pari al 6,00% e che all’asta partecipino 3 operatori, che presentano le seguenti domande, espresse in milioni di euro, ordinate per prezzo in maniera decrescente.

titoli

Procediamo quindi con il calcolo del prezzo massimo accoglibile per poi calcolare il prezzo di esclusione.

Poiché la quantità domandata (4.600 milioni di euro) è superiore alla quantità offerta, si considerano le richieste che, in ordine decrescente di prezzo, coprono la seconda metà dell’importo offerto (1.500 milioni di euro). Nel caso inverso, di domanda totale inferiore all’offerta, la seconda metà da prendere in considerazione sarebbe quella dell’importo domandato.

Si considerano quindi la I e la II richiesta dell’operatore C e la II richiesta dell’operatore B e si calcola il corrispondente prezzo medio ponderato (PMP).

PMP = [(90 · 400) + (89,50 · 500) + (88,50 · 600)]/1500 = 89,23

Al prezzo medio ponderato si aggiungono 200 punti base per ottenere il prezzo massimo accoglibile (PMA):

PMA = 89,23 + 2,00 = 91,23

Determinato il PMA è possibile calcolare il prezzo di esclusione tenendo presente che la I richiesta dell’operatore A e la I richiesta dell’operatore B, essendo superiori al prezzo massimo accoglibile, non possono essere considerate.

Fatte queste operazioni, si considerano le richieste che, in ordine decrescente di prezzo, coprono la prima metà dell’importo offerto, ossia la II richiesta dell’operatore A, la I e la II richiesta dell’operatore C e parte della II richiesta dell’operatore B (100 milioni di euro per raggiungere la quota di 1.500 milioni).

Di queste si calcola il corrispondente prezzo medio ponderato (PMP):

PMP = [(90,30 · 500) + (90 · 400) + (89,50 · 500) + (88,50 · 100)]/1500 = 89,83

Al prezzo medio ponderato, così calcolato, si sottraggono 200 punti base per ottenere il prezzo di esclusione (PE):

PE = 89,83 – 2,00 = 87,83

In tal modo, anche nell’assegnazione dei titoli a medio lungo termine, vengono eliminate le eventuali domande speculative. Con questo procedimento, nell’esempio sopra riportato, rimarrebbero escluse le ultime richieste di tutti e tre gli operatori.

Infine, occorre determinare il prezzo marginale, ovvero l’ultimo prezzo accoglibile, al quale verrà aggiudicato l’intero importo offerto. Nell’esempio, tale prezzo è pari a 88,50. Infatti, sommando le domande presentate a un prezzo uguale o superiore, l’importo assegnato è di 3 miliardi di euro.

In particolare all’operatore A saranno asseganti titoli per 900 milioni di euro, all’operatore B per 1200 milioni di euro e all’operatore C per 900 milioni di euro.

Come Utilizzare l’Indicatore DMI

28 set, 2017
admin
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Uno degli indicatori Forex che è possibile usare nel nostro trading è il Directional Movement Index, il cui acronimo è DMI. Questo indicatore ti aiuta a determinare il trend del mercato. Consiste in un totale di tre linee: Average Directional Movement Index, che assume valore tra 0 e 100, Directional Index positivo e Directional Index negativo.

Una valore ADX numericamente elevato significa che il mercato è fortemente in trend, mentre una linea relativamente bassa del valore ADX mostra un trend di mercato molto leggero. Nello specifico, una lettura inferiore a 25 è un avvertimento forte che il mercato non è in trend, mentre una lettura dell’ADX superiore a 40 è un segnale che il trend si sta rafforzando.

Tenete a mente, tuttavia, che una linea ADX al di sotto del livello di -40 è spesso considerata come un segnale di avvertimento che la tendenza si sta indebolendo.

I segnali per acquistare e per vendere vengono generati quando le linee DI si incrociano tra di loro. Un segnale di acquisto viene generato quando il DI positiva incrocia verso l’alto la linea DI negativa. Un segnale di vendita invece si ha quando la linea DI negativa attraversa verso il basso la linea DI negativa.

Quando la linea DI positova attraversa la linea DI negativa e si muove sotto di essa, abbiamo un segnale di vendita. Il segnale di vendita si ha anche con un movimento al ribasso del trend della valuta. Al contrario, un segnale di acquisto si ha quando il DI positivo DI negativo e si muove al di sopra dello stesso.

In conclusione possiamo che l’indicatore DMI segnala la forza di una tendenza di una data valuta. Ricordiamo che una linea ADX crescente indica che il mercato è in trend, mentre una linea ADX in discesa mostra che il mercato è in non-trend, dunque conviene starne fuori.

Come Utilizzare l’Indicatore Aroon

14 set, 2017
admin
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L’indicatore Aroon tenta di determinare se uno strumento di trading è in trend o meno. Nel momento in cui è stato progettato, questo indicatore si è occupato di rivelare l’inizio di nuove tendenze.

La giusta interpretazione dell’indicatore Aroon
L’indicatore Aroon è costruito da due linee – Aroon (Up) e Aroon (giù). Aroon (su) è la quantità di tempo (su base percentuale) intercorsa tra l’inizio del periodo e il punto in cui il prezzo più alto si è verificato. Se lo strumento di trading è la creazione di un nuovo minimo per il periodo di tempo determinato, Aroon (su) sarà pari a zero. Tuttavia, se lo strumento di trading chiude più in alto rispetto al restante periodo di tempo, Aroon (su) sarà 100. Per ogni periodo successivo che passa senza un altro nuovo massimo, Aroon (su) si sposterà verso il basso con un importo pari a (1 / # di periodi) x 100.

Occorre considerare che tracciando una Aroon 10 su di un grafico giornaliero, se il prezzo più alto degli ultimi dieci giorni si è verificato sei giorni fa (4 giorni dopo l’inizio del periodo di tempo), Aroon (su) sarà pari a ((10-6) / 10) x 100 = 40. Se il prezzo più basso in quello stesso periodo è successo ieri (cioè il giorno 9), Aroon (giù), oggi, è pari a 90.

Aroon (giù) è calcolato in base alla ricerca di nuovi minimi, invece di nuovi massimi. Quando un nuovo minimo è impostato, Aroon (giù) è pari a 100. Se l’azione è la creazione di un nuovo massimo per il dato periodo di tempo, Aroon (giù) sarà pari a zero. E così via …
Questo metodo, con assoluta certezza, si rivela essere molto valido e in grado di concedere importanti soddisfazioni ma, con altrettanta certezza, non appare alla portata di chiunque. Per poter condurre in porto una strategia di questo tipo, infatti, bisogna avere importanti conoscenze matematiche, notevoli capacità di raziocinio e anche una importante predisposizione verso il lato più matematico del trading online. Tutti coloro che preferiscono ascoltare le news economiche, sicuramente, farebbero meglio a passare oltre e cercare qualcosa di più consono alle proprie caratteristiche.