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Analisi Fondamentale – Indici di Borsa

28 giu, 2017
admin
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Gli indici di borsa esprimono il legame tra valore di mercato delle aziende quotate e valori contabili.

In dottrina si è molto discusso sulla valenza ed affidabilità di tali indici come criteri di valutazione di un’azienda. In realtà sono molto utilizzati nella prassi professionale soprattutto da parte della dottrina anglosassone per la loro immediatezza espressiva e possibilità di confrontare i valori espressi dai mercati, rispetto alla capacità dell’azienda di produrre margini, utili e flussi di cassa, nonché per la possibilità di effettuare analisi comparative tra aziende e tra aziende e settori di appartenenza (per valutare la sottovalutazione o meno dell’azienda rispetto al settore).

I famosi “multipli”

DIVIDENDO PER AZIONE (Dividend per share: DPS)

UTILE PER AZIONE (Earning per share: EPS)

UTILE RETTIFICATO PER AZIONE (Adjusted earning per share: EPS Adj.)

CASH FLOW PER AZIONE (Cash flow per share: CFps)

PATRIMONIO NETTO PER AZIONE (Book value per share: BVps)

Come si usano?

Il numeretto che esce dal rapporto viene confrontato con altre società del settore o medie storiche e in base a questi si decide se è sottovalutato o sopravvalutata la società.

P/E è il più famoso

EARNING YIELD = 1 / PE = EPS (consuntivo o stimato) / Quotazione Attuale

Tale ratio rappresenta un indice di redditività prospettica del titolo: dove il capitale investito è rappresentato dal prezzo che si paga per acquistare oggi il titolo sul mercato (P), e il profitto è rappresentato dall’utile per azione atteso dall’azienda.

Più alto è questo ratio, più interessante è l’investimento sul titolo.

Essendo il P/E il rapporto inverso ne deriva che più è basso il P/E più è appetibile l’investimento sul titolo.

Cosa Sono i Future

20 giu, 2017
admin
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Il future è un contratto standardizzato in tutte le sue caratteristiche, scambiato in mercati regolamentati, dove un investitore può comprare o vendere una determinata q.tà di un indice (ma anche di una commodity, di un’azione, di un’obbligazione, di un tasso di interesse, di una valuta e di qualsivoglia strumento finanziario) a termine fissando al momento dell’operazione già il prezzo che si dovrà versare, dietro anticipo di una somma percentuale detta margine che verrà adeguata nel caso il prezzo del sottostante (così è detto l’oggetto della compravendita futura) oscilli prima della scadenza. Il giorno di scadenza vi sarà il regolamento che potrà essere monetario per differenza con il prezzo attuale o di consegna fisica nel caso di materie prime o bond o azioni.

Compro o Vendo. (Long e Short)
Con i contratti future è possibile comperare o vendere un contratto in qualsiasi ordine di priorità. E cioè posso “vendere” un contratto di cotone, per esempio, anche senza prima averlo comperato. In sostanza, visto che parliamo di un impegno futuro, se penso che il prezzo andrà giù, “vendo”. Se il prezzo scenderà, avrò guadagnato e potrò in qualsiasi momento (ma sempre prima del mese di scadenza del contratto) “comperare” lo stesso contratto e chiudere la mia posizione. Viceversa se credo che il prezzo salirà “compro” e quando voglio chiudere la posizione lo “vendo” . Quando si prende una posizione sul mercato acquistando si dice di essere long (o lungo), e viceversa chi vende è short (o corto).

Differenza fra azioni e futures
La differenza fondamentale è che con le azioni si può solo scommettere che il mercato salga in quanto è più difficoltoso vendere azioni allo scoperto, cioè senza possederle, se non ricorrendo ad operazioni di prestito titoli, o utilizzando i futures sulle azioni a londra, mentre con i futures questo problema non esiste perché il trader può operare sia quando il mercato è bull (rialzista) comprando i contratti sia quando il mercato è bear (ribassista) vendendo i contratti. Questo permette di poter speculare sempre, anche nei periodi in cui le borse sono decisamente in fase negativa

Inoltre per acquistare un’azione servirà l’intero controvalore, mentre se si utilizza il future si impegna solo una parte (in media tra il 5-10%) detta margine iniziale del capitale ma si avranno gli stessi effetti sulle variazioni di prezzo di come se si fosse acquistato il 100%.

Da qui il cosiddetto effetto leva dei future.

L’effetto leva.
Se acquistate 5000 azioni del valore di 1 euro/cad dovete pagare subito 5000 euro.
Se acquistate un future del valore di 5000 euro, la Borsa Merci vi chiede di “anticipare” 250 € (in genere l’anticipo varia fra il 5% e il 10% del valore del contratto).
Dunque con gli stessi 5000 euro di capitale potreste acquistare 20 contratti future (5000/250=20).
Risultato: se il prezzo dell’azione sale dell’1% avreste guadagnato 50€ (1% di 5000 = 50 €).
Nel caso, con lo stesso capitale e uguale aumento del prezzo dell’1%, il guadagno sarebbe del 20% ovvero:
1% x 20 contratti = 20% di 5000 = 1000€.
In questo consiste l’effetto leva.

Ma attenzione, perché così come è un grosso vantaggio se il mercato è a nostro favore può significare un grosso rischio se siamo in posizione opposta al mercato perché anche le perdite si amplificano grazie all’effetto leva

I margini.
I margini (iniziale e di mantenimento) sono il deposito che il trader deve avere sul conto per poter controllare un contratto di un determinato strumento finanziari. Il margine iniziale è la somma minima che deve essere presente sul conto del trader per aprire o “iniziare” una posizione e varia per ogni future.
Il margine di mantenimento è la somma minima che deve essere sempre presente per continuare a “mantenere” aperto quel contratto.

In pratica, quando passiam un ordine su un future, subito ci tolgono dal c/c i soldi del margine iniziale, poi ogni giorno avremo piccoli movimenti dati dalle variazioni giornaliere quindi sul conto dovremo mantenere dell’altra liquidità. Fondamentale l’utilizzo del money management per vedere quanta liquidità viene impegnata del nostro patrimonio.

Che cosa è il Margin Call?

Se la posizione (prezzo del mercato) dovesse andare contro il trader, e superare le sconte di liquidità che si hanno sul c/c giacenti, il trader riceverà una chiamata dal proprio broker (margin call) che gli richiederà di ricostituire la liquidità necessaria per proseguire, oppure la banca chiuderà di iniziativa la posizione addebitandogli la differenza.

Mai farsi trovare in una posizione di debolezza, perchè alla banca non interessa se la nostra è un’operazione indovinata o no, o se si avvererà fra 10 giorni o domani. Si raccomanda pertanto sempre di fare un autoanalisi spietata con un ferreo money management.

Cosa Sono le Opzioni

14 giu, 2017
admin
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Le opzioni su azioni sono contratti che conferiscono al compratore (operatività long) il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare (nel caso di opzioni call) o di vendere (nel caso di opzioni put) ad un prezzo predeterminato (prezzo di esercizio o strike price) ed entro una certa data specifica (opzione di stile americano, esercitabile in qualsiasi momento) un determinato quantitativo di titoli azionari negoziati sul mercato (a pronti/spot).

Specularmente al venditore (operatività short), a fronte dell’incasso del premio, è fatto obbligo di vendere (nel caso di opzioni call) o di acquistare (nel caso di opzioni put), il sottostante al prezzo predeterminato, qualora la parte acquirente esercitasse l’opzione, fino alla data di scadenza.

Questa tipologia di opzioni permette all’investitore di prendere posizione rialzista o ribassista su un singolo titolo azionario sfruttando l’effetto leva. Tale strumento è utilizzabile non solo per attività di trading attraverso la costruzione di strategie più o meno complesse tese a sfruttare situazioni attese di alta o bassa volatilità del mercato, ma anche come strumento di copertura (hedging) di posizioni aperte sui relativi sottostanti.

Operatività Long

L’apertura di una posizione LONG comporta un’operatività molto simile a quella di un covered warrant, visto che è necessario il pagamento di un premio, che costituisce la massima perdita potenziale che l’investitore può realizzare.
L’acquisto di una call put non vincola, analogamente ad un covered warrant, al versamento di margini a garanzia.

Operatività Short

L’operatività SHORT è, al contrario, caratterizzata da un livello di rischio sensibilmente maggiore (dato che la perdita massima su una call è illimitata, mentre su una put è pari al valore del contratto).
L’apertura di una posizione short comporta, infatti, il versamento di un margine che è funzione, non solo della rischiosità della posizione aperta ma anche, del portafoglio complessivo in essere. Questo significa che in presenza di strategie compensative, quali ad esempio posizioni lunghe e corte in opzioni e/o future e/o sottostante, il margine viene determinato tenendo conto solo della componente di rischio “non coperta”.
Il margine è calcolato stimando la perdita massima teorica intraday che il portafoglio del Cliente potrebbe subire nell’ipotesi in cui si verifichi lo scenario peggiore di prezzo del sottostante il derivato.

Come Investire in Commodity

20 mag, 2017
admin
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Le commodities, a differenza delle azioni, hanno un loro valore intrinseco. Infatti, mentre e possibile stabilire con buona approssimazione il VALORE di una materia prima, non e possibile fare la stessa cosa con le azioni.

Vi e’ da dire inoltre che alla scadenza del contratto il prezzo della MP sul mercato future deve essere molto vicino al prezzo della stessa MP sul mercato fisico (spot). Questo perche’ se vi fosse differenza si potrebbe con operazioni di arbitraggio trarre vantaggio dalla differenza di prezzo della stessa MP su due mercati diversi (quello future e quello spot).
Per evitare questa discrepanza i limiti di oscillazione nelle ultime settimane di contrattazione possono essere eliminati per permettere al prezzo future di convergere verso il prezzo spot.

Per esempio il rame che è alla base della produzione di molti settori industriali: esso ha un costo di estrazione, di trasporto, stoccaggio. Il proprietario della miniera, ad esempio, troverà conveniente estrarlo soltanto se il prezzo che riceverà per il rame prodotto sara superiore alle spese sostenute per estrarlo; altrimenti avrà lavorato in perdita trovandosi costretto, se tale situazione persistesse, a chiudere la sua miniera. Poniamo il caso che tale situazione si verifichi. Per una serie di circostanze legate ad una eccessiva produzione (apertura di nuove miniere) ed a un diminuito consumo (crisi dell’economia americana) il prezzo del rame scende a 70¢/pound. Molti produttori (non tutti, giacche i costi di estrazione variano a seconda del costo della manodopera, della tecnologia impiegata, della profondita di estrazione ecc.ecc) cominciano ad andare in perdita. Le miniere che ricevono sussidi statali o sono direttamente controllate dallo stato possono (forse) permettersi di continuare la produzione per un po. Quelle controllate dai privati, no. Alcune miniere vengono chiuse ed il surplus di produzione comincia a scomparire; contemporaneamente i bassi prezzi stimolano il consumo, che piano piano aumenta. I prezzi quindi risalgono fino al punto che alcune miniere ritengono conveniente ricominciare la produzione ponendo le basi per una futura sovrabbondanza di rame. Ed il ciclo ricomincia.

Detto in altri termini: fino a quando al mondo qualcuno utilizzerà il rame esso:

a) avrà un valore

b) che dovrà essere superiore a quello di produzione. Il continuo equilibrio tra la richiesta e l’offerta stabilisce il suo valore.

Alla base del valore vi e quindi la competizione tra DOMANDA e OFFERTA. Se volete qualcosa la dovete pagare perchè chi ve la fornisce ha dei costi di produzione, ed inoltre ci deve guadagnare. La legge della domanda e dell’offerta è alla base del sistema economico e determina la dinamica dei prezzi.

Quando invece si parla di Azioni il discorso cambia radicalmente. Di nessuna azienda possiamo dire: NON AVRA MAI VALORE ZERO. Esse nascono e muoiono in continuazione. Possono valere 10 euro per 20 anni e 5 euro per i venti anni successivi e poi scomparire. Prendiamo le Telecom: quando ci fu il boom arrivarono oltre i 10 eur. A meta degli anni 2009 valgono meno di 1,3 eur , qualcuno pensava anche che potrebbero cadere in disgrazia Pensate: quale e il giusto prezzo delle Tiscali? O di Telecom?o della Socotherm?.

In sostanza quando compriamo una azione, PER QUANTO BASSO SIA IL SUO PREZZO NON ABBIAMO NESSUNA CERTEZZA (a differenza delle MP) CHE TALE PREZZO SIA DESTINATO AD AUMENTARE IN UN QUALSIASI MOMENTO FUTURO. Ipotizziamo di aver acquistato un’azione perchè l’azienda va bene ed ha buone prospettive. Per qualche mese il mercato non si accorge di queste potenzialità e il titolo perde il 10%. Quando finalmente sembra che il mercato sia pronto a valutare correttamente il nostro titolo (recupera il 5%), i fondamentali del titolo peggiorano ed il titolo scivola ancora. Ed eccoci al punto cruciale: NIENTE CI GARANTISCE CHE IL TITOLO RISALGA. Se ciò accadesse ad una materia prima, la necessita della legge della Domanda e dell’Offerta farebbe, prima o poi, rialzare il prezzo.

Quantità e Qualità: ogni materia prima ha una sua specifica quantità base a cui riferire un contratto da comprare, che possono essere once (Oz) o bushel (sacchi) o barili e anche dei rigidi parametri qualitativi da rispettare per poterla scambiare sulle borse merci che fanno riferimento a diverse unità di misura. Inoltre la caratteristica più importante è che il confine fra materia prima e mercato finanziario, o meglio fra la merce fisica e il future che la rappresenta viene a coincidere in alcuni giorni particolari. Infatti i mercati delle commodity sono stati i primi a nascere perchè vi era un esigenza di creare un legame vero fra realtà e i mercati finanziari.

Tradizionalmente da sempre, quando scade un contratto finanziario, che nello specifico si può chiamare future o opzione, viene consegnata realmente la merce, i 5000 bushel o le 100 once doro o anche i 1000 barili!. Tranquilli nella realtà al giorno di oggi il 98% dei contratti non portano a scambi reali di merce fra compratore e venditore, ma per non sfidare la sorte, meglio imparare prima le regole di questi mercati onde evitare che veramente qualcuno ci recapiti 1000 barili di petrolio a casa!.. e non è neanche raffinato per poterlo usare come pieno per la macchina.

MINIMA FLUTTUAZIONE DI PREZZO (TICK)
Ogni materia prima ha una sua oscillazione minima di prezzo. Ad esempio il Bund future che quota normalmente sui 120, può passare da 120,20 a 120,21 ed ogni tick vale 10 eur. Quindi per comprendere subito il valore e le possibili conseguenze di un’operazione basta fare 0,01 x 100, cioè 1 punto, e scopro che se il passare da 120 a 121 comporta un guadagno o una perdita di 1000 eur.
E’ bene ricordarsi che si e’ soliti riferirsi alle variazioni di prezzo in termini di punti (points) (ad eccezione dei cereali), per cui potrete sentir dire che la minima variazione di prezzo nel caso dell’oro e’ 10 punti, nel caso del rame e’ 5 punti e cosi’ via.

LIMITE GIORNALIERO DI OSCILLAZIONE
Molti contratti hanno dei limiti di oscillazione durante la seduta di contrattazione. Ad esempio il caffe’ non puo’ salire o scendere piu’ di 6 centesimi in una data seduta: se ieri valeva $1,20 oggi non puo’ valere piu’ di $1,26 e meno di $1,14.
Perche’? Perche’ si vuole evitare che degli eventi particolari (siccita’ , alluvioni, gelate, decisioni governative….) possano causare il panico tra gli operatori e far impazzire il mercato. In tal modo se il mercato, a seguito di un evento imprevisto, vuol prendere decisamente una direzione lo fara’ in maniera meno traumatica e nel corso di piu’ sedute. Sempre a proposito del caffe’, se una gelata in Brasile compromette il raccolto, il mercato schizzera’ in alto per eccesso di compratori ed assenza di venditori. Se raggiunge il massimo prezzo concesso dalla banda di oscillazione e li’ si ferma si dice che si e’ verificato un lock limit up. Cioe’ pur essendo stato raggiunto il prezzo massimo consentito per quella seduta nessuno e’ disposto a vendere: ci sono tanti compratori e nessun venditore. Se la gelata e’ particolarmente devastante il prezzo salira’ per piu’ giorni al limite massimo giornaliero senza che vi siano praticamente contrattazioni perche’ il prezzo richiesto dai venditori sara’ altissimo e non potra’ che essere raggiunto dopo qualche seduta. Se vi trovate dalla parte sbagliata del mercato durante uno di questi periodi di turbolenza sono guai grossi, perche’ non riuscirete ad uscire dalla vostra posizione visto che le contrattazioni sono di fatto bloccate: l’unica ancora di salvezza in questo caso sono le opzioni che continuano comunque ad essere trattate anche se i future non lo sono.

VARIABILITA’ DEI LIMITI DI OSCILLAZIONE
Alcuni contratti hanno dei limiti variabili di oscillazione. Infatti in alcuni casi se il mercato chiude limit up o limit down [cioe’ se le contrattazioni cessano perche’ il prezzo e’ crollato al limite consentito per mancanza di compratori (limit down) o perche’ e’ salito al massimo consentito per mancanza di venditori (limit up)], il giorno seguente i limiti di oscillazione possono essere variati. I Semi di Soia, ad esempio, hanno questa caratteristica. Il limite di oscillazione e’ 30 centesimi , pero’ se questo viene raggiunto, il giorno seguente viene portato a 45 centesimi.

Cosa Sono le Commodity Future

7 mag, 2017
admin
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Utilizzate tutti i giorni da milioni e milioni di persone in tutto il mondo. Esempi di commodity sono: il cotone, lo zucchero, il petrolio, l’oro, il rame, la soia, il mais, etc.

L’utilizzo che però lo speculatore fa delle commoditiy non è fisico ma è teorico in quanto lo speculatore compra e vende dei contratti (all’interno di una Borsa merci regolamentata, CME, CBOT etc.), per la consegna futura di una determinata quantità standard di una commodity. Il trader (speculatore) è, infatti, solo interessato a comprare e vendere i futures sulle varie commodity (o le relative opzioni).

Lo sviluppo dei mercati finanziari a livello mondiale ha fatto si che anche le valute, gli indici di borsa e gli strumenti di debito pubblico possano essere considerati come materie prime e quindi cadere nella definizione generale di commodity.

In realtà un altro modo per descrivere e spiegare le commodity è tramite l’utilizzo della parola Futures.

Va anche detto che i futures e le commodity sono sicuramente dei prodotti finanziari rischiosi in quanto utilizzano un’ampio leveraggio. L’effetto leva fa sì che questi strumenti permettano allo speculatore (trader), di ottenere incredibili ritorni d’investimento con poco capitale. L’altra faccia della medaglia è altrettanto vera: in altre parole è possibile perdere gran parte del capitale a disposizione se non si opera con giudizio. Prima di ottenere dei buoni risultati speculando con questi strumenti finanziari, è infatti molto importante capire bene i semplici meccanismi di funzionamento dei mercati futures.

La prima cosa da vedere quando si vuol scommettere su una determinata materia prima, quale è il primo contratto in scadenza, che è quindi il più liquido, cioè attrae più scambi in quel periodo, e quando scade. Importante però, rispetto agli indici azionari o alle azioni che scadono tutte il 3°venerdì del mese, vedere nelle caratteristiche del contratto una dizione first notice day, il giorno oltre il quale non è conveniente, per un trader, tenere quel contratto perchè rischierebbe di ricevere una telefonata un po imbarazzante da quancuno che vuole o che gli vuole consegnare fisicamente la commodity, attenzione, in un magazzino in qualche parte del mondo!.

Tranquillo, le banche che lo sanno bene, e faranno in modo che questo non accada mai, anche perchè i costi di giacenza in un magazzino sono alti.