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Come Aprire un Wine Bar

14 Ott, 2019
admin
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La nascita di molti wine bar diffusi ormai ovunque, ci permette di parlare di questo tipo di attività che si è allargata rapidamente nel nostro Paese, grazie anche alla tradizionale presenza del vino nelle tavole degli italiani ed alla diffusa cultura di questa bevanda che da secoli appartiene alle popolazioni della nostra Penisola.

L’enoteca od il wine bar, diventano così dei locali aperti al pubblico che sanno unire la novità con la tradizione, aggregando giovani e meno giovani all’interno di luoghi pubblici, talvolta spartani, altre volte un po più strutturati ma che mantengono in comune una serie di caratteristiche importanti.
I servizi e gli spazi di intrattenimento per gli avventori in questo tipo di locale, possono essere differenti.
La disponibilità del servizio wi-fi, potrebbe essere uno di questi.

Aprire un wine bar. Chi è il titolare di questa attività?
Il titolare di un wine bar è talvolta una persona giovane ed estroversa, altre volte, è un soggetto con esperienze professionali diverse maturate nel corso degli anni precedenti e dotato di un’età matura che attraverso l’avvio di un’enoteca, intende realizzare un sogno, magari coltivato da tempo per far coincidere : l’apertura di un’attività commerciale con un’iniziativa sociale e culturale insieme., un luogo di incontro e socializzazione originale.
Il cliente dell’enoteca, è costituito da in insieme variegato di persone e talvolta, anche da soggetti ‘molto selettivi’, alla ricerca di un ambiente curato, non sfarzoso, per niente banale, in grado di aggregare personalità anche diverse, in differenti momenti della giornata.
Ecco che il wine bar, diventa così un luogo privilegiato per aperitivi, per un incontro romantico fra coppie che amano discutere davanti ad un bicchiere di vino ma anche un locale che offre spuntini e pranzi veloci per persone di ‘passaggio’ e clienti affezionati.
L’ambiente e l’arredamento, consoni alla mission del locale, sono molto importanti in quanto ‘identificano’ quel particolare luogo.
Le molte ‘personalità’ ed identità che assume questo tipo di attività variano a seconda della capacità/voglia del suo titolare di offrire un punto originale di incontro, relax, ecc..

Come aprire un’enoteca. Le opportunità.
Alcuni locali, sono diventati molto conosciuti ed apprezzati nel corso degli anni ed hanno ‘costruito’ un mondo di persone che si sono affezionate al quel posto.
Il nome di quel locale diventa un brand, per quanto limitato ad una via, ad un’enoteca ma per molti, diventa nel tempo un punto di ritrovo dove incontrarsi con amici, conoscenti e ‘staccare’ dalla routine e dallo stress di tutti i giorni.
La fidelizzazione dei clienti , è un fattore importante per il raggiungimento del successo in questo campo di attività.
Occorre dire che non tutte le enoteche/wine bar hanno successo.
Come ogni attività imprenditoriale, vi sono molte criticità e non è sempre facile riuscire ad ‘azzeccare’ la formula e la strategia migliore.
Un locale di questo tipo ed il suo successo, sono certamente legati alla capacità del suo fondatore/gestore nel saper creare un vero e proprio punto di aggregazione, originale e dotato di un valore aggiunti rispetto agli altri wine bar presenti in giro.
Alcune enoteche sono infatti aperte da molti anni(addirittura decenni), altre, vengono avviate e poi chiudono dopo poco tempo.

Aprire un wine bar. Quanto vale questa attività?
Di fronte ad un wine bar in vendita, è giusto anche domandarsi quanto potrebbe valere un’attività di questo tipo.
E’ difficile definire con precisione il valore effettivo, come peraltro per ogni altro tipo di impresa, in più, il wine bar non è un’attività come tutte le altre.
Non basta verificare il fatturato medio di questa impresa o fare una serie di conteggi relativi ai costi ed ai margini, nonostante siano controlli e calcoli necessari per avere un quadro abbastanza chiaro della situazione economica/finanziaria.
Il wine bar, è molte volte un locale legato al nome, al carattere ed alla filosofia del suo fondatore e quindi, un passaggio di consegne, non garantirebbe sempre la possibilità di riuscire a ‘traghettare’ il suo pubblico da una gestione ad un’altra con certezza.

Come Aprire una Focacceria

14 Set, 2019
admin
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La focacceria è un’attività artigianale di produzione e vendita di alcuni prodotti legati alla panificazione.

Nel corso degli anni sono state avviare numerose attività di questo genere con formule più o meno differenti, quali :

produzione e vendita di questi prodotti nel solito punto (la presenza del laboratorio e del negozio aperto al pubblico contemporaneamente);

semplice punto vendita. In questo caso, si acquista il prodotto da un fornitore che distribuisce/vende ad altri.

Il produttore può essere il medesimo proprietario oppure un altro fornitore.

Aprire una focacceria : gli investimenti ed i costi.
Arredare un punto vendita è l’aspetto basilare.
Questo significa : un bancone, un’insegna, un design che coinvolge anche il locale adibito alla vendita.
Il laboratorio che dispone dei macchinari per impastare e preparare i prodotti finiti.
Eventuali mezzi di trasporto per la consegna.
Strumenti da lavoro (teglie, oggetti di suo quotidiano, ecc.).
Esistono imprese di arredamento e realizzazione forni che dispongono di soluzioni ‘chiavi in mano’ per questo tipo di attività.
Non c’è nulla da inventare su questo fronte.
I costi variano in base alla soluzione ed alle necessità del compratore.

Quali sono i costi periodici.
Certamente il costo del personale rappresenta una delle uscite maggiori per questo tipo di impresa (come del resto in molte altre attività simili).
Le spese derivanti dalle varie utenze : gas, energia elettrica, acqua e dall’altra, il materiale di consumo per produrre i prodotti :
farina , lievito, conserve di pomodori(per la preparazione delle pizzette), materiale per farcire i prodotti (salsicce, melanzane, pomodori, ecc.), ecc..

A tutto questo, aggiungiamo
i costi di locazione dei locali, le spese per la tenuta contabilità, la gestione delle sedi (pulizia, manutenzione annua per imbiancatura, pulizie straordinarie, ecc.);
Per effettuare le consegne ai vari punti vendita (se sono presenti ovviamente maggiori negozi) serve dotarsi di uno o più furgoni e disporre del personale adeguato.
Occorre anche considerare i costi più o meno palesi che riguardano la formazione del personale (in particolari i fornai/pizzazioli).

Aprire una focacceria in franchising.
Esistono già diverse soluzioni chiavi in mano che consentono al futuro imprenditore di cominciare a lavorare subito senza problemi.
Occorre valutare naturalmente i propri obiettivi ed anche il budget a disposizione.

Aprire una focacceria : dove aprire.
Per coloro che intendono partire da zero senza affiliarsi, si consiglia di puntare ad aprire l’attività in zone dove esiste un forte passaggio di persone e quindi, in grado di garantire un giro di affari assicurato.

Tra le zone che hanno offerto maggiori soddisfazioni ai vari imprenditori, incontriamo :
le zone turistiche (anche con attività di tipo stagionale);
i punti localizzati davanti agli istituti scolastici;
tutte le zone dove è possibile effettuare la sosta.

Molto interessante.

Come Aprire Agenzia di Comunicazione

14 Lug, 2019
admin
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La comunicazione è diventata uno degli strumenti di successo in molti settori e la cura di questo aspetto è diventato basilare in molti contesti, non solo economici della vita di tutti i giorni.

In questi ultimi anni anche il campo della comunicazione ha dovuto rapportarsi con l’arrivo dei nuovi media che a partire dalla Rete hanno modificato alcune regole e comportamenti, obbligando gli esperti di comunicazione ad aggiornarsi continuamente ed a ‘riposizionarsi’ in questo enorme mercato che è andato via via crescendo.

Aprire un’agenzia di comunicazione, significa disporre di una competenza ampia in vari settori, nonché, saper gestire con successo un insieme di relazioni molto ampie che includono vari soggetti (a partire dai potenziali clienti ovviamente).

Aprire un’agenzia di comunicazione. Da dove cominciare.
Un’agenzia di comunicazione è un’impresa di servizi che offre le proprie competenze ad una platea vasta di soggetti : imprese, studi professionali, gruppi politici, attività sociali (questo segmento è molto ampio e diversificato), enti pubblici, ecc..
Talvolta, anche una piccola agenzia di comunicazione tende a specializzarsi in alcuni segmenti particolari, oppure, disponendo di più professionalità, attribuisce ai vari consulenti determinate aree di lavoro.

Per avviare l’attività non occorrono grandi investimenti ‘strutturali’.
E’ sufficiente la disponibilità di un ufficio organizzato con scrivanie, computer, connessioni internet, con un arredamento consono all’attività svolta, ecc..
Essendo un’attività di servizi, non sono previsti limiti all’avvio di questa impresa e quindi, è sufficiente seguire l’iter di ogni altra attività similare (apertura società, iscrizione alla Camera di Commercio, acquisto dei libri contabili, ecc.).

La parte più importante di questo tipo di impresa (e non solo per questa!) è la ricerca dei clienti, cioè, la creazione di un portafoglio clienti in grado di consentire l’attività continua nel tempo.

Una giovane agenzia di comunicazione dovrà quindi ‘comunicare’ la propria visibilità e stabilire un insieme di relazioni e contatti che andranno sviluppati nel tempo.

Talvolta, l’esperienza maturata dai giovani imprenditori, spinge la nuova agenzia a proporre i servizi a potenziali clienti già conosciuti in passato o comunque facenti parte di settori ben conosciuti.

Occorre anche ricordare che l’avvento della Rete ed il sempre maggior interesse mostrato da nuovi soggetti (associazioni volontariato, gruppi politici, enti pubblici, ecc.) per migliorare il proprio ‘messaggio’ e la qualità della comunicazione, sta aprendo nuove e proficue opportunità in questi nuovi ambiti.

Diventare esperto di comunicazione. La formazione.
Il percorso formativo di un esperto di comunicazione è molto ampio e riguarda sia la formazione di tipo scolastico/didattico : percorsi universitari, master, corsi specializzati, ecc. che la formazione acquisita ‘sul campo’, cioè, durante gli eventuali stage ed i periodi di lavoro all’interno di altre agenzie di comunicazione od in uffici simili.
Il percorso formativo dura tutta la vita perché questo settore è in continua evoluzione e l’esperienza costante, permette al professionista di continuare ad apprendere, migliorandosi e confrontandosi con le continue evoluzioni del mercato.

I competitor.
L’offerta di questi servizi è molto ampia sul mercato.
Ci sono numerose imprese di comunicazione attualmente operative in ogni ambito ed in questi ultimi anni, le università ed i master, hanno ‘sfornato’ moltissimi nuovi esperti.
Sulla ‘carta’ quindi, l’offerta è ampia, senza dubbio.

La differenza dovrà essere ‘fatta’ dagli stessi professionisti che dovranno distinguersi dalla concorrenza, riuscendo ad offrire delle soluzioni di livello superiore ed andando a ‘coprire’ quelle nicchie ancora non sufficientemente sature.

Come Aprire un Ristorante

14 Giu, 2019
admin
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Il settore della ristorazione attira ogni anno moltissimi neo imprenditori, alcuni dei quali provenienti da questo comparto ma molti altri, con nessuna o solo pochissima esperienza alle spalle.

Ovviamente, la conoscenza di questa area di attività, l’esperienza acquisita durante un certo periodo, sono fattori determinanti per il raggiungimento degli obiettivi.

Dove aprire un ristorante.

La scelta del luogo in cui avviare l’attività, rappresenta senza dubbio uno dei punti che sin da subito vanno definiti.

Avviare un ristorante in un’area residenziale, in una località di montagna, in una zona turistica che è sede di monumenti, all’estero, al mare, in campagna, ecc., sono alcuni dei luoghi tipo che potrebbero essere presi in considerazione.

Non basta però dire : ‘apro un ristorante al mare’ o ‘ prendo in gestione un ristorante in città’, in maniera generica.

Bisogna anche definire una serie di parametri aggiuntivi, ad esempio :

che tipo di località turistica(anche il target del turista medio), che impostazione (la formula da utilizzare, il segmento, il livello dei prezzi, ecc.) avrà il locale, le dimensioni del ristorante, il tipo di cucina, ecc..

In base al tipo di clientela ed alla zona in cui si aprirà l’attività, ci si adeguerà ai ritmi ed alle esigenze di ‘quel mercato’.

Se ad esempio si avvia un ristorante in una zona di vacanza, è da escludere la presenza del giorno di chiusura durante la stagione turistica ed anche gli orari e molte consuetudini, saranno adattati a quella particolare area.

Aprire un ristorante. Il target dei clienti.

Aprire un ristorante di lusso od avviare un ristorante trattoria, giusto per fare un esempio concreto, è ben diverso.

Le differenze fanno riferimento ad una serie di fattori :

il tipo di arredamento e la logistica in generale.

Un ristorante di lusso deve essere arredato con un certo tipo di complementi di arredo, mobilia, attrezzature, una certa rifinitura nell’immobile, ecc..

Questo, naturalmente influisce sui costi di investimento;

il livello di formazione del personale.

Garantire un servizio di un certo livello, richiede la presenza di dipendenti e collaboratori professionali.

Tutto ciò non significa che un cameriere di un ristorante dove pranzano gli impiegati nella pausa pranzo debba essere gestito con poca qualità.

Si vuol solo sottolineare che mano a mano che il target sale (e quindi anche il livello dei servizi e dei listini praticati alla clientela) bisogna contestualmente garantire un servizio idoneo alla clientela che paga prezzi maggiori.

Anche il numero dei dipendenti, in un locale di lusso è in genere superiore per poter garantire un servizio più attento e preciso.

gli ingredienti e la disponibilità di prodotti e servizi in linea con il livello del ristorante.

Un piccolo ristorante non necessità di una cantina di vini né tantomeno di sommelier esperti o di posate d’argento e tovaglie ricamate in modo particolare.

Uno dei sogni più frequenti portati avanti da decine di migliaia di italiani, è quello di andare ad aprire un ristorante all’estero, magari in una zona turistica al caldo e coniugare una vita nuova e felice con la creazione di un’impresa di successo.

Non che manchino i ristoranti italiani nel mondo, anzi, si può dire che non esista località, regione del globo priva di ristoranti avviati da italiani.

Alcuni ristoranti creati da imprenditori italiani, sono divenuti famosi e dopo decenni, rappresentano ancora dei simboli del made in Italy all’estero.

Non mancano però i numerosi casi di insuccesso, relativi ad iniziative portate avanti troppe volte da soggetti improvvisati, privi delle competenze necessarie, sia dal punto di vista tecnico ma anche da quello più in generale organizzativo.

Aprire un ristorante all’estero. Le criticità e le opportunità.

E’ giusto comunque farsi un’idea delle opportunità e dei rischi connessi a questo tipo di iniziativa.

Proviamo a predisporre un elenco di cose da verificare prima di avviare un simile investimento :

abbiamo esperienza di ristorazione?

Uno degli errori molto frequenti, è dato dall’improvvisazione con cui molti nostri connazionali si lanciano in questo tipo di iniziativa.

Postini, meccanici, agenti di commercio, pensionati, bancari, ecc. che di colpo si improvvisano cuochi, direttori di ristoranti, ecc., in paesi che poi anche hanno abitudini alimentari ben diverse dalla nostra e problematiche complesse da affrontare.

Il risultato, è che molte di queste attività aprono e chiudono dopo soli pochi mesi dall’avvio ed i titolari, sono costretti a porre in vendita l’impresa;

in quale paese e città aprire?

La scelta della zona è fondamentale da almeno due punti di vista :

ci permette di identificare un’area che è in grado di offrire ancora spazi per avviare un business redditizio ed in crescita.

Quindi stiamo parlando di aree con un mercato crescente e dove un ristorante italiano può ancora incontrare spazio di mercato;

obbliga l’imprenditore a considerare una serie di aspetti legati alle abitudini, consuetudini diverse (rispetto all’Italia) ma anche tutta una serie di problematiche legate a normative fiscali, amministrative, ecc, differenti che vanno conosciute a priori.

Purtroppo, accade che la raccolta delle informazioni avvenga in maniera parziale e l’imprenditore tenda ad avere fretta di aprire l’attività e lavorare da subito senza conoscere adeguatamente il contesto locale che rappresenterà il suo mercato;

quanto investire? Quanto è necessario disporre per avviare l’attività?

Questo è un punto chiave nello sviluppo di qualsiasi business, anche nel campo della ristorazione.

La sottocapitalizzazione di molte piccole attività ed il rischio concreto di avviare un ristorante e poi non avere l’autonomia per gestire le prime fasi, rappresentano un gap non facile da superare.

In alcuni casi, si definisce una cifra necessaria per avviare l’attività ma non si tiene conto di una serie di potenziali costi improvvisi e di una somma necessaria all’imprenditore per stabilizzari ed adattarsi nella zona in cui avvierà l’attività.

Avviare un ristorante. Il business plan.

Da ciò che abbiamo detto, è ben chiara la necessità di realizzare un business plan per evitare una serie di errori, talvolta irreparabili a cui si può andare incontro nella gestione di questo business.

Meglio perdere (o dedicare) più tempo all’inizio ma definire ogni aspetto e comprendere ogni possibile problematica per poterla affrontare nel migliore dei modi.

Come Aprire un Edicola

14 Apr, 2019
admin
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L’edicola è un tipo di attività che per anni è stata ambita da famiglie, piccoli investitori e commercianti che cercavano un’attività ‘sicura’ in grado di garantire entrate certe e continuative nel corso degli anni.

Ad esempio, i genitori che compravano per la propria figlia un’edicola per ‘crearle’ un posto di lavoro e contemporaneamente, garantirsi un bene che nel tempo si sarebbe rivalutato e che alla fine del periodo lavorativo, avrebbe permesso di recuperare l’investimento iniziale con gli interessi; oppure, persone che si ritiravano dal proprio lavoro di dipendente per gestire questa attività sino al periodo della pensione.

Una consuetudine che ha ‘garantito’ per alcune generazioni questa certezza.

Comprarsi un’edicola, significava assicurarsi un’entrata fissa ed un capitale salvaguardato, a volte, molto meglio che in altri investimenti.

Il prezzo di vendita di questo tipo di impresa si è sempre mantenuto ‘sostenuto’ anche perché l’edicola ha rappresentato un ‘investimento sicuro’ per intere generazioni, in particolare, a cavallo fra gli anni settanta ed ottanta quando il fatturato di queste imprese raggiunse il massimo ‘storico’.

Quotidiani, fumetti, riviste, figurine adesive, articoli vari, libri, ecc., questi, sono solo alcuni dei prodotti che nel tempo hanno ‘affollato’ le edicole di tutta Italia.

I clienti cominciavano da bambini ad entrare in edicola alla ricerca di figurine per i propri album e ‘giornalini’ a fumetti e continuavano nel periodo dell’adolescenza sino alla pensione.

Insomma : un’attività che aveva clienti di ogni tipo, età, sesso, professione, ecc..

Avviare un’edicola. La crisi delle edicole.
Il modello di business rappresentato dall’edicola ha raggiunto fra la fine degli anni ottanta ed i primi anni novanta l’apice, cioè, la fase ultima di crescita massima ottenuta da questo settore.

Lo sviluppo del Web, la nascita dei giornali on line e le news informative apparse su smartphone e tablet, ha cominciato a far vacillare sin da subito un tipo di attività che per decenni è vissuta ‘sulla carta’.

Come del resto è accaduto alle altre attività imprenditoriali che ‘stampano carta’ (le tipografie in primis), è cominciato un rapido e costante declino che ha portato al calo del fatturato di queste attività che in pochi anni ha costretto alla chiusura quelle edicole con un fatturato minore o ‘marginale’ ed ha penalizzato tutto il comparto.

Chi ha comprato un’edicola negli ultimi 6 o 7 anni ad esempio, ha certamente ‘perso’ una parte del proprio investimento!

Il crollo del fatturato si è accentuato anno dopo anno ed ha colpito ogni tipo di pubblicazione cartacea (quotidiani, fumetti, riviste patinate, ecc.), rendendo sempre meno redditizia la gestione di questa attività.

Aprire un’edicola. Le prospettive future. Quanto vale un’edicola oggi?
E’ veramente difficile stabilire un parametro di calcolo del valore di un’edicola attualmente.

In passato (sino a poco tempo fa) si faceva riferimento al fatturato complessivo annuo per determinare il valore di vendita di un’attività commerciale.

Oggi, tutto questo ha meno senso e non soltanto per l’edicola ma per molte tipologie di attività che hanno visto calare in maniera elevata il fatturato.

Se oggi consideriamo il fatturato di un’edicola e fra 6 anni per ipotesi il fatturato sarà sceso di un 20/25%(in base al trend attuale), non è possibile pagare oggi l’acquisto di un negozio di giornali tenendo conto del fatturato attuale o peggio ancora (in alcune valutazioni), ricordando i fasti del passato (magari presentando il bilancio di alcuni anni indietro).

Le associazioni di settore lamentano la chiusura periodica in Italia di 5 edicole al giorno ma questo, è un dato attuale.

Non è possibile comprendere quale sarà la situazione fra 4 o 7 anni.

La redditività di un’edicola, tiene anche in considerazione una serie di costi fissi e quindi, il fatturato (che va verificato all’atto dell’analisi del bilancio per chi vuol comprare) non potrà scendere sotto una certa soglia, pena la ‘sostenibilità’ del business stesso.

Le ipotesi di rilancio di questo tipo di attività, passano anche dal possibile tentativo di far gestire alle edicole una serie di servizi di pubblica utilità.

L’idea potrebbe avere anche interessante ma il tempo a disposizione non è molto.

Occorre fare in fretta per vedere se è fattibile un progetto simile.