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Come Aprire Agenzia di Comunicazione

14 Lug, 2019
admin
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La comunicazione è diventata uno degli strumenti di successo in molti settori e la cura di questo aspetto è diventato basilare in molti contesti, non solo economici della vita di tutti i giorni.

In questi ultimi anni anche il campo della comunicazione ha dovuto rapportarsi con l’arrivo dei nuovi media che a partire dalla Rete hanno modificato alcune regole e comportamenti, obbligando gli esperti di comunicazione ad aggiornarsi continuamente ed a ‘riposizionarsi’ in questo enorme mercato che è andato via via crescendo.

Aprire un’agenzia di comunicazione, significa disporre di una competenza ampia in vari settori, nonché, saper gestire con successo un insieme di relazioni molto ampie che includono vari soggetti (a partire dai potenziali clienti ovviamente).

Aprire un’agenzia di comunicazione. Da dove cominciare.
Un’agenzia di comunicazione è un’impresa di servizi che offre le proprie competenze ad una platea vasta di soggetti : imprese, studi professionali, gruppi politici, attività sociali (questo segmento è molto ampio e diversificato), enti pubblici, ecc..
Talvolta, anche una piccola agenzia di comunicazione tende a specializzarsi in alcuni segmenti particolari, oppure, disponendo di più professionalità, attribuisce ai vari consulenti determinate aree di lavoro.

Per avviare l’attività non occorrono grandi investimenti ‘strutturali’.
E’ sufficiente la disponibilità di un ufficio organizzato con scrivanie, computer, connessioni internet, con un arredamento consono all’attività svolta, ecc..
Essendo un’attività di servizi, non sono previsti limiti all’avvio di questa impresa e quindi, è sufficiente seguire l’iter di ogni altra attività similare (apertura società, iscrizione alla Camera di Commercio, acquisto dei libri contabili, ecc.).

La parte più importante di questo tipo di impresa (e non solo per questa!) è la ricerca dei clienti, cioè, la creazione di un portafoglio clienti in grado di consentire l’attività continua nel tempo.

Una giovane agenzia di comunicazione dovrà quindi ‘comunicare’ la propria visibilità e stabilire un insieme di relazioni e contatti che andranno sviluppati nel tempo.

Talvolta, l’esperienza maturata dai giovani imprenditori, spinge la nuova agenzia a proporre i servizi a potenziali clienti già conosciuti in passato o comunque facenti parte di settori ben conosciuti.

Occorre anche ricordare che l’avvento della Rete ed il sempre maggior interesse mostrato da nuovi soggetti (associazioni volontariato, gruppi politici, enti pubblici, ecc.) per migliorare il proprio ‘messaggio’ e la qualità della comunicazione, sta aprendo nuove e proficue opportunità in questi nuovi ambiti.

Diventare esperto di comunicazione. La formazione.
Il percorso formativo di un esperto di comunicazione è molto ampio e riguarda sia la formazione di tipo scolastico/didattico : percorsi universitari, master, corsi specializzati, ecc. che la formazione acquisita ‘sul campo’, cioè, durante gli eventuali stage ed i periodi di lavoro all’interno di altre agenzie di comunicazione od in uffici simili.
Il percorso formativo dura tutta la vita perché questo settore è in continua evoluzione e l’esperienza costante, permette al professionista di continuare ad apprendere, migliorandosi e confrontandosi con le continue evoluzioni del mercato.

I competitor.
L’offerta di questi servizi è molto ampia sul mercato.
Ci sono numerose imprese di comunicazione attualmente operative in ogni ambito ed in questi ultimi anni, le università ed i master, hanno ‘sfornato’ moltissimi nuovi esperti.
Sulla ‘carta’ quindi, l’offerta è ampia, senza dubbio.

La differenza dovrà essere ‘fatta’ dagli stessi professionisti che dovranno distinguersi dalla concorrenza, riuscendo ad offrire delle soluzioni di livello superiore ed andando a ‘coprire’ quelle nicchie ancora non sufficientemente sature.

Come Aprire un Ristorante

14 Giu, 2019
admin
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Il settore della ristorazione attira ogni anno moltissimi neo imprenditori, alcuni dei quali provenienti da questo comparto ma molti altri, con nessuna o solo pochissima esperienza alle spalle.

Ovviamente, la conoscenza di questa area di attività, l’esperienza acquisita durante un certo periodo, sono fattori determinanti per il raggiungimento degli obiettivi.

Dove aprire un ristorante.

La scelta del luogo in cui avviare l’attività, rappresenta senza dubbio uno dei punti che sin da subito vanno definiti.

Avviare un ristorante in un’area residenziale, in una località di montagna, in una zona turistica che è sede di monumenti, all’estero, al mare, in campagna, ecc., sono alcuni dei luoghi tipo che potrebbero essere presi in considerazione.

Non basta però dire : ‘apro un ristorante al mare’ o ‘ prendo in gestione un ristorante in città’, in maniera generica.

Bisogna anche definire una serie di parametri aggiuntivi, ad esempio :

che tipo di località turistica(anche il target del turista medio), che impostazione (la formula da utilizzare, il segmento, il livello dei prezzi, ecc.) avrà il locale, le dimensioni del ristorante, il tipo di cucina, ecc..

In base al tipo di clientela ed alla zona in cui si aprirà l’attività, ci si adeguerà ai ritmi ed alle esigenze di ‘quel mercato’.

Se ad esempio si avvia un ristorante in una zona di vacanza, è da escludere la presenza del giorno di chiusura durante la stagione turistica ed anche gli orari e molte consuetudini, saranno adattati a quella particolare area.

Aprire un ristorante. Il target dei clienti.

Aprire un ristorante di lusso od avviare un ristorante trattoria, giusto per fare un esempio concreto, è ben diverso.

Le differenze fanno riferimento ad una serie di fattori :

il tipo di arredamento e la logistica in generale.

Un ristorante di lusso deve essere arredato con un certo tipo di complementi di arredo, mobilia, attrezzature, una certa rifinitura nell’immobile, ecc..

Questo, naturalmente influisce sui costi di investimento;

il livello di formazione del personale.

Garantire un servizio di un certo livello, richiede la presenza di dipendenti e collaboratori professionali.

Tutto ciò non significa che un cameriere di un ristorante dove pranzano gli impiegati nella pausa pranzo debba essere gestito con poca qualità.

Si vuol solo sottolineare che mano a mano che il target sale (e quindi anche il livello dei servizi e dei listini praticati alla clientela) bisogna contestualmente garantire un servizio idoneo alla clientela che paga prezzi maggiori.

Anche il numero dei dipendenti, in un locale di lusso è in genere superiore per poter garantire un servizio più attento e preciso.

gli ingredienti e la disponibilità di prodotti e servizi in linea con il livello del ristorante.

Un piccolo ristorante non necessità di una cantina di vini né tantomeno di sommelier esperti o di posate d’argento e tovaglie ricamate in modo particolare.

Uno dei sogni più frequenti portati avanti da decine di migliaia di italiani, è quello di andare ad aprire un ristorante all’estero, magari in una zona turistica al caldo e coniugare una vita nuova e felice con la creazione di un’impresa di successo.

Non che manchino i ristoranti italiani nel mondo, anzi, si può dire che non esista località, regione del globo priva di ristoranti avviati da italiani.

Alcuni ristoranti creati da imprenditori italiani, sono divenuti famosi e dopo decenni, rappresentano ancora dei simboli del made in Italy all’estero.

Non mancano però i numerosi casi di insuccesso, relativi ad iniziative portate avanti troppe volte da soggetti improvvisati, privi delle competenze necessarie, sia dal punto di vista tecnico ma anche da quello più in generale organizzativo.

Aprire un ristorante all’estero. Le criticità e le opportunità.

E’ giusto comunque farsi un’idea delle opportunità e dei rischi connessi a questo tipo di iniziativa.

Proviamo a predisporre un elenco di cose da verificare prima di avviare un simile investimento :

abbiamo esperienza di ristorazione?

Uno degli errori molto frequenti, è dato dall’improvvisazione con cui molti nostri connazionali si lanciano in questo tipo di iniziativa.

Postini, meccanici, agenti di commercio, pensionati, bancari, ecc. che di colpo si improvvisano cuochi, direttori di ristoranti, ecc., in paesi che poi anche hanno abitudini alimentari ben diverse dalla nostra e problematiche complesse da affrontare.

Il risultato, è che molte di queste attività aprono e chiudono dopo soli pochi mesi dall’avvio ed i titolari, sono costretti a porre in vendita l’impresa;

in quale paese e città aprire?

La scelta della zona è fondamentale da almeno due punti di vista :

ci permette di identificare un’area che è in grado di offrire ancora spazi per avviare un business redditizio ed in crescita.

Quindi stiamo parlando di aree con un mercato crescente e dove un ristorante italiano può ancora incontrare spazio di mercato;

obbliga l’imprenditore a considerare una serie di aspetti legati alle abitudini, consuetudini diverse (rispetto all’Italia) ma anche tutta una serie di problematiche legate a normative fiscali, amministrative, ecc, differenti che vanno conosciute a priori.

Purtroppo, accade che la raccolta delle informazioni avvenga in maniera parziale e l’imprenditore tenda ad avere fretta di aprire l’attività e lavorare da subito senza conoscere adeguatamente il contesto locale che rappresenterà il suo mercato;

quanto investire? Quanto è necessario disporre per avviare l’attività?

Questo è un punto chiave nello sviluppo di qualsiasi business, anche nel campo della ristorazione.

La sottocapitalizzazione di molte piccole attività ed il rischio concreto di avviare un ristorante e poi non avere l’autonomia per gestire le prime fasi, rappresentano un gap non facile da superare.

In alcuni casi, si definisce una cifra necessaria per avviare l’attività ma non si tiene conto di una serie di potenziali costi improvvisi e di una somma necessaria all’imprenditore per stabilizzari ed adattarsi nella zona in cui avvierà l’attività.

Avviare un ristorante. Il business plan.

Da ciò che abbiamo detto, è ben chiara la necessità di realizzare un business plan per evitare una serie di errori, talvolta irreparabili a cui si può andare incontro nella gestione di questo business.

Meglio perdere (o dedicare) più tempo all’inizio ma definire ogni aspetto e comprendere ogni possibile problematica per poterla affrontare nel migliore dei modi.

Come Aprire un Edicola

14 Apr, 2019
admin
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L’edicola è un tipo di attività che per anni è stata ambita da famiglie, piccoli investitori e commercianti che cercavano un’attività ‘sicura’ in grado di garantire entrate certe e continuative nel corso degli anni.

Ad esempio, i genitori che compravano per la propria figlia un’edicola per ‘crearle’ un posto di lavoro e contemporaneamente, garantirsi un bene che nel tempo si sarebbe rivalutato e che alla fine del periodo lavorativo, avrebbe permesso di recuperare l’investimento iniziale con gli interessi; oppure, persone che si ritiravano dal proprio lavoro di dipendente per gestire questa attività sino al periodo della pensione.

Una consuetudine che ha ‘garantito’ per alcune generazioni questa certezza.

Comprarsi un’edicola, significava assicurarsi un’entrata fissa ed un capitale salvaguardato, a volte, molto meglio che in altri investimenti.

Il prezzo di vendita di questo tipo di impresa si è sempre mantenuto ‘sostenuto’ anche perché l’edicola ha rappresentato un ‘investimento sicuro’ per intere generazioni, in particolare, a cavallo fra gli anni settanta ed ottanta quando il fatturato di queste imprese raggiunse il massimo ‘storico’.

Quotidiani, fumetti, riviste, figurine adesive, articoli vari, libri, ecc., questi, sono solo alcuni dei prodotti che nel tempo hanno ‘affollato’ le edicole di tutta Italia.

I clienti cominciavano da bambini ad entrare in edicola alla ricerca di figurine per i propri album e ‘giornalini’ a fumetti e continuavano nel periodo dell’adolescenza sino alla pensione.

Insomma : un’attività che aveva clienti di ogni tipo, età, sesso, professione, ecc..

Avviare un’edicola. La crisi delle edicole.
Il modello di business rappresentato dall’edicola ha raggiunto fra la fine degli anni ottanta ed i primi anni novanta l’apice, cioè, la fase ultima di crescita massima ottenuta da questo settore.

Lo sviluppo del Web, la nascita dei giornali on line e le news informative apparse su smartphone e tablet, ha cominciato a far vacillare sin da subito un tipo di attività che per decenni è vissuta ‘sulla carta’.

Come del resto è accaduto alle altre attività imprenditoriali che ‘stampano carta’ (le tipografie in primis), è cominciato un rapido e costante declino che ha portato al calo del fatturato di queste attività che in pochi anni ha costretto alla chiusura quelle edicole con un fatturato minore o ‘marginale’ ed ha penalizzato tutto il comparto.

Chi ha comprato un’edicola negli ultimi 6 o 7 anni ad esempio, ha certamente ‘perso’ una parte del proprio investimento!

Il crollo del fatturato si è accentuato anno dopo anno ed ha colpito ogni tipo di pubblicazione cartacea (quotidiani, fumetti, riviste patinate, ecc.), rendendo sempre meno redditizia la gestione di questa attività.

Aprire un’edicola. Le prospettive future. Quanto vale un’edicola oggi?
E’ veramente difficile stabilire un parametro di calcolo del valore di un’edicola attualmente.

In passato (sino a poco tempo fa) si faceva riferimento al fatturato complessivo annuo per determinare il valore di vendita di un’attività commerciale.

Oggi, tutto questo ha meno senso e non soltanto per l’edicola ma per molte tipologie di attività che hanno visto calare in maniera elevata il fatturato.

Se oggi consideriamo il fatturato di un’edicola e fra 6 anni per ipotesi il fatturato sarà sceso di un 20/25%(in base al trend attuale), non è possibile pagare oggi l’acquisto di un negozio di giornali tenendo conto del fatturato attuale o peggio ancora (in alcune valutazioni), ricordando i fasti del passato (magari presentando il bilancio di alcuni anni indietro).

Le associazioni di settore lamentano la chiusura periodica in Italia di 5 edicole al giorno ma questo, è un dato attuale.

Non è possibile comprendere quale sarà la situazione fra 4 o 7 anni.

La redditività di un’edicola, tiene anche in considerazione una serie di costi fissi e quindi, il fatturato (che va verificato all’atto dell’analisi del bilancio per chi vuol comprare) non potrà scendere sotto una certa soglia, pena la ‘sostenibilità’ del business stesso.

Le ipotesi di rilancio di questo tipo di attività, passano anche dal possibile tentativo di far gestire alle edicole una serie di servizi di pubblica utilità.

L’idea potrebbe avere anche interessante ma il tempo a disposizione non è molto.

Occorre fare in fretta per vedere se è fattibile un progetto simile.

Come Diventare un Blogger

14 Mar, 2019
admin
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L’avvento di internet ha introdotto nuove professioni del web. Quante volte vi siete chiesti, come faccio a diventare blogger? Chi è e cosa fa? Ecco qui una piccola guida per diventare blogger

Partiamo specificando chi è il blogger e più nello specifico di cosa si occupa. E’ una persona che possiede un blog e lo gestisce creando articoli dedicati ad una specifica tematica. Chiunque potrebbe diventare un blogger anche solo per passione ma se si il nostro desiderio è di farne un lavoro, bisogna impegnarsi ed agire in modo professionale. Ecco alcuni semplici regole per diventare un blogger con i fiocchi:

avere passione
conoscere la piattaforma web che ci permette di creare, pubblicare e diffondere i nostri contenuti
sapere cosa vuole il mercato
essere un buon Copywriter
utilizzare i social network e interagire con altri blogger.
Senza passione non si va da nessuna parte! Se veramente volete fare i blogger dovrete riuscire a trasmettere e a trasferire al vostro pubblico chi siete e quanto amate scrivere di un determinato tema. Solo così potrete avere i primi “seguaci” che post dopo post impareranno a conoscervi ed apprezzarvi.

Quando decidete di aprire un blog dovete dedicare particolare cura all’immagine grafica e al layout. Rappresenta il nostro biglietto da visita e non possiamo permetterci di dare un’ idea sbagliata a chi ci legge. Quando parliamo di piattaforma web, consigliamo l’utilizzo di WordPress, il CMS (Content Management System) più famoso ed efficiente. Conoscerla in tutte le sue funzionalità ti permetterà di pubblicare i tuoi articoli, installare i relativi plugin (programmi da installare con determinate funzioni) e indicizzarli secondo le tecniche SEO (Search Engine Optimisation). Non si riesce nemmeno ad immaginare quello che possiamo fare con WordPress! Una volta acquisite le basi è importante aggiornare la nostra piattaforma per sfruttare al meglio le sue potenzialità. In rete esistono molti tutorial e e-book non a pagamento che potranno darvi delle ottime dritte ma se veramente volete fare sul serio esistono molti professionisti che offrono servizi di formazione e messa a punto del vostro Cms.

Per avviare un buon blog bisogna alimentare la vostra curiosità perchè mode e tendenze possono variare ad ogni batter di ciglio! Proprio così, quello che andava bene sei mesi fa potrebbe non essere efficace in questo momento. Se vi rivolgete ad una particolare nicchia di persone, dovrete sapere cosa vogliono e adeguare alle loro esigenze, la vostra strategia di marketing.

Ultimamente anche a causa dei parametri imposti da Google sul valore di contenuti autentici e di qualità, è fondamentale saper scrivere in modo comunicativo ed accattivante. Se non sapete farlo siete tagliati fuori!

Cosa significa saper scrivere?

Dato per scontato che avete un’attitudine naturale nello scrivere in italiano corretto (se dubbiosi su una parola, sul suo significato e sul suo utilizzo non esitate a consultare un vocabolario o Wikipedia), è importante conoscere delle tecniche di scrittura che possano valorizzare i vostri contenuti. L’abilità nello scrivere si acquista solo con pazienza e con tanta pratica.

Ultimo punto ma non meno importante è l’utilizzo dei social network. I più famosi sono sicuramente Facebook e Twitter ma si stanno facendo strada anche Google plus, Linkedin e Pinterest. Ormai la maggior parte delle persone passano gran parte della propria giornata consultando questi social, qual miglior modo per farsi conoscere se non pubblicizzandosi al loro interno? Possiamo lanciare un nuovo articolo, proporre iniziative, vendere un prodotto, tutto in maniera gratuita. Esistono anche degli ottimi strumenti a pagamento come Facebook Ads e Google Adwords che permettono di arrivare in maniera mirata al target di pubblico che ci interessa. Attraverso i social network, oltre a svolgere un’intensa attività di dialogo, entrerete in contatto con altri blogger con i quali vi scambierete opinioni e consigli.

Come Guadagnare con Distributori Automatici

14 Feb, 2019
admin
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Il tempo da dedicare alle commissioni quotidiane scarseggia sempre di più, per cui spesso sentiamo la necessità di usufruire di negozi e servizi con orari flessibili o addirittura attivi 24 ore su 24. Sulla scia di questa esigenza in molte città stanno comparendo piccoli negozi e chioschi con all’interno una serie di distributori automatici, accessibili al pubblico in qualunque momento del giorno e della notte. Ecco come aprirne uno.

Possiamo scegliere tra diverse soluzioni.

Una delle correnti più in voga al momento è quella di aprire chioschi o salette con distributori automatici di bibite, snack e bevande calde. In questi casi è indispensabile che la sede dell’attività sia centrale, possibilmente in piazze e vie principali, dove le persone possano approfittare di un rapido ristoro durante una passeggiata.

In alternativa, possiamo optare anche per un’altra soluzione innovativa, improntata sui distributori automatici che rendono possibile la mescita self service di olio, vino, acqua e persino detersivi. I prodotti sono sfusi, per cui è sufficiente portare con sé dei recipienti vuoti per riempirli con quello che ci occorre. Si risparmia e ci guadagna anche il pianeta, dato che in questo modo produciamo meno rifiuti.

Molto utili sono anche le soluzioni che prevedono la distribuzione automatica di prodotti per l’infanzia, come pannolini, detergenti e altri oggetti che potrebbero servire ai neogenitori anche in piena notte.

L’investimento per poter aprire un negozio o un chiosco di distributori automatici dipende da molti fattori, tra cui la posizione del locale, il numero di macchine che vogliamo installare ed il tipo di prodotto che vogliamo vendere.
In genere, si parla comunque di un investimento che può variare da meno di cinquemila euro fino a trentamila euro.

Il costo dei distributori automatici in sé è relativamente basso, ma a questo dovremo aggiungere anche eventuali lavori per l’allestimento del locale, l’installazione delle macchine, l’acquisto dei prodotti, la manutenzione e la pulizia.

Il locale ideale dovrebbe essere non troppo grande, per non risultare dispersivo, ma nemmeno troppo piccolo, in modo da poter inserire un numero sufficiente di distributori automatici. In alternativa, si può scegliere la formula del chiosco all’aperto, ad esempio all’interno di stazioni di rifornimento, stazioni o altri luoghi particolarmente frequentati.

Il vantaggio principale di questo tipo di attività è che ci consente di lavorare al massimo 1 o 2 ore al giorno, per cui potrebbe essere l’ideale per chi ha già un lavoro, ma vorrebbe incrementare i propri guadagni in modo rapido e poco impegnativo.