Category Archives: Soldi

Come Funziona il Microcredito

28 apr, 2018
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Il 2018 si sta annunciando, per l’economia italiana, come l’anno della possibile ripresa. In questo scenario, particolare attenzione va al mondo delle piccole e medie imprese e delle micro pmi. In particolare, per sostenerne la crescita e lo sviluppo economico, il Governo punta su tre leve fondamentali: “stimolo agli investimenti produttivi, in particolare quelli votati all’innovazione, modernizzazione della finanza d’azienda e rafforzamento della proiezione internazionale del tessuto produttivo”, si legge nello Small Business Act del Ministero dello Sviluppo Economico. Nel corso dell’anno scorso sono state adottate inoltre varie misure volte a migliorare le condizioni di liquidità e di accesso al credito delle imprese, nonché a ridurre il grado di sottocapitalizzazione e la forte dipendenza del sistema produttivo italiano dal mondo bancario. “

In questo contesto va inserito il fondo di garanzia per le pmi, che cerca di attenuare, almeno parzialmente, gli effetti del credit crunch dando la possibilità di accedere a garanzie statali gratuitamente. Nonostante questo, C’è, ancora un’ampia domanda di credito che rimane insoddisfatta: crediti di piccoli importi concessi a persone che sarebbero normalmente escluse da sistema di credito tradizionale, non avendo garanzie reali da presentare.

Di qui, la nascita del microcredito, uno strumento che tenta di sopperire alle carenze del sistema bancario tradizionale, e del Fondo di garanzia per il microcredito. In pratica, si tratta di piccoli finanziamenti fino a 25 mila euro (che in alcuni casi possono arrivare a 35 mila euro) che sono garantiti dallo Stato per progetti di micro imprenditorialità. Le risorse disponibili sono pari a 30 milioni di euro, a cui si aggiungono i versamenti volontari destinati da enti, associazioni, società o singoli cittadini al sostegno della micro imprenditorialità.

Quanto ai destinatari, possono usufruire del microcredito tutte le imprese individuali con partiva Iva da non più di 5 anni e che non superano i 5 dipendenti, e tutti i professionisti iscritti agli ordini professionali (sono escluse però le persone fisiche prive di partita Iva). Infine, per accedere alla garanzia non bisogna aver riportato, nei 3 anni precedenti alla richiesta, attivi di bilancio superiori ai 300 mila euro l’anno o ricavi lordi superiori ai 200 mila euro e non bisogna aver oltrepassato i 100 mila euro di passivo.

Quali Sono i Tipi di Ipoteca – Guida

20 apr, 2018
admin
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L’ipoteca è un diritto di garanzia di un creditore su un bene immobile
o un bene mobile registrato.

Con l’ipoteca il debitore e proprietario del bene non ne perde il possesso.

I mutui ipotecari sono invece quelli assistiti da ipoteca e sono tali nella maggior parte dei casi. Il creditore ha in questo caso il diritto di chiedere l’espropriazione e la vendita forzata del bene.

Esiste un diritto di sequela dell’ipoteca: se il proprietario del bene cambia, l’ipoteca rimane.

Risulta essere la Conservatoria dei Registri Immobiliari del territorio di riferimento che si occupa delle registrazioni delle iscrizioni ipotecarie.

L’ipoteca può riguardare anche autoveicoli, imbarcazioni e aeromobili, purchè registrati.
In ogni caso un’ipoteca non può gravare su più di un bene e non può essere utilizzata per più di un debito.

Limite d’importo di un’ipoteca
Generalmente il limite d’importo di un’ipoteca corrisponde al doppio del mutuo. Se il contratto ha una durata più lunga, la somma iscritta (limite d’importo) può arrivare al triplo del mutuo. Con l’iscrizione di grandi importi lievitano anche i costi notarili, proprio perché gli oneri del notaio non sono proporzionali all’importo del debito, ma alla somma iscritta.

Tipi di ipoteche
Ci sono tre tipi di ipoteche: volontarie, giudiziali e legali.

Ipoteca volontaria
La più comune fra le ipoteche viene iscritta per volontà del proprietario del bene in garanzia di un debito.

Ipoteca giudiziale
Nel caso di un creditore scontento che chiede l’ipoteca ad un giudice, ci troviamo di fronte ad un caso di ipoteca giudiziale. L’ipoteca giudiziale può essere iscritta anche a seguito di un debito di basso importo.

Ipoteca legale
L’ipoteca legale è un caso più raro e può essere richiesta in casi particolari. Essa può essere utilizzata quando il venditore non riceve il totale pagamento del bene venduto o quando coeredi lasciano pagamenti in sospeso. L’iscrizione di tali ipoteche avviene in modo automatico.

Come Scegliere il Tasso di un Mutuo

7 apr, 2018
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Il dilemma della scelta del tasso d’interesse per il proprio mutuo è e sarà
sempre il primo dubbio da sciogliere. Dunque, tasso fisso o variabile?

Tasso fisso o variabile
In base all’esperienza, si sa che quando il tasso d’interesse non si allontana molto dal 5%, è il caso di scegliere il tasso fisso. Invece, se il tasso supera la soglia del 5 %, è preferibile passare al tasso variabile. Questa indicazione generale ovviamente non è l’unica da prendere in considerazione nella valutazione del tasso d’interesse da utilizzare.
Intanto, bisogna tener presente che il tasso d’interesse variabile ha la sua maggior importanza nei primi anni di un mutuo, ovvero quando il debito è maggiore.
Ancora, si può notare come il debito residuo diminuisca più velocemente con tassi più bassi.
Un’altra osservazione riguarda l’andamento del debito residuo a tassi diversi. Va infatti segnalato che con tassi più bassi il capitale si riduce più in fretta.

Assicurazione con il Tasso CAP
Per proteggersi dal tasso variabile, una soluzione può essere il cosiddetto Tasso CAP (“Capped Rate”).
In pratica, si tratta di un’assicurazione che copre le rate relative ad un aumento del tasso oltre un certo limite. Ovviamente, il costo assicurativo genera un tasso maggiore, in genere dello 0,50-0,70%. Con tale assicurazione, il richiedente conosce a priori il tasso massimo a cui potrebbe andare incontro.

Ammortamento a durata variabile
Tasso variabile con rata fissa? Basta scegliere l’ammortamento a durata variabile. In questo caso ciò che cambia è la durata e il numero delle rate.
Dunque, non si tratta di un vero e proprio risparmio, ma piuttosto di un metodo comodo. Infatti, avere una rata costante, indipendente dalla variazione del tasso d’interesse, è più semplice. Ma l’oscillazione del tasso comunque viene recuperata sulla durata, dilatandola o restringendola a seconda dei casi.

Come Scegliere un Consulente Finanziario

28 mar, 2018
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Scegliere un consulente in campo finanziario è un po’ come scegliere un medico: occorre, infatti, che vi sia la massima fiducia perché si decida di affidare i propri risparmi ad un’altra persona, seguendone i consigli di investimento per trarne profitto.

E la fiducia, per essere riconfermata nel lungo termine, necessita ovviamente, di continue dimostrazioni di bravura e competenza, attraverso concreti riscontri di guadagno.

Riconoscere un buon consulente non è poi così complesso. Ecco alcune “analisi” preliminari necessarie:

– controllare sempre che il consulente abbia una solida e sufficiente esperienza (pluriennale), rivolgendogli domande che testino sia la sua disponibilità a rispondere sia la sua padronanza della materia

– diffidare da chi promette vantaggi immediati senza prospettive a lungo termine, vantando solo grandi successi passati

– non prestare troppo ascolto a chi parla usando solo termini tecnici o poco chiari, senza preoccuparsi che l’interlocutore lo comprenda e ne segua il ragionamento

– apprezzare l’apertura al confronto e la trasparenza, diffidando da chi, invece, tende ad imporre il proprio parere senza ritenere necessario dimostrare la ragionevolezza delle proprie proposte

Come in tutte le cose, poi, un pizzico di buon senso e di attenzione non guastano, perché chi trova un (bravo) consulente trova un tesoro.

Differenza tra Deficit e Debito

14 mar, 2018
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Sono due parole il cui significato viene spesso confuso, anche da alcuni rappresentati delle istituzioni che, sebbene, dovrebbero padroneggiare bene la materia, le usano in molti casi con valore equivalente: si tratta di ‘deficit’ e ‘debito’, termini purtroppo protagonisti, insieme a ‘spread’, del vocabolario mediatico e politico degli ultimi tempi.

Ma cosa significa di preciso ‘deficit di bilancio’? E in cosa differisce dal cosiddetto ‘debito pubblico’?

Il decifit di bilancio pubblico, altrimenti detto anche ‘disavanzo pubblico’ è l’ammontare della spesa dello Stato non equilibrata dalle entrate: in altre parole, il deficit rappresenta la differenza tra le entrate e le uscite di una nazione, quando le prime sono maggiori delle seconde e lo Stato spende più di quanto non incassi.

La copertura del deficit pubblico viene di solito effettuata attraverso l’emissione di titoli di Stato, acquistabili dagli investitori finanziari (connazionali o stranieri).

Con la dicitura ‘debito pubblico’, invece, si intende il debito accumulato da uno Stato nei confronti di altri soggetti con cui intrattiene rapporti di natura finanziaria: investitori in titoli, banche, Stati esteri.

Gli Stati che raggiungono un notevole livello di indebitamento sono a rischio default (fallimento), non potendo coprire gli obblighi finanziari contratti. A determinare tale rischio è anche il PIL degli Stati: se il prodotto interno lordo è positivo, infatti, ci sono maggiori possibilità di provvedere alla copertura economica del debito; in caso contrario, il Paese corre il consistente pericolo di non poter far fronte ai pagamenti.

Quando il rapporto tra debito pubblico e PIL è costante, si ha una situazione di ‘pareggio di bilancio’: il BEP (Break Even Point), o punto di pareggio, è quindi il momento in cui a bilancio le spese e i ricavi si compensano, senza generare utili e perdite.